Stefano Filipponi continua a essere, insieme a Nevruz, l’attrattiva principale dell’edizione in corso di X-Factor. Alto, allampanato, con gli occhiali da nerd, timido: non si direbbe proprio il prototipo della pop star, per di più è affetto da balbuzie, anche se quando si tratta di cantare, Stefano riesce a mettere tutto da parte e a fare di quelli che all’apparenza sono i suoi punti deboli i suoi punti di forza.

Come l’aspetto, che durante l’esibizione viene parodiato all’estremo: ieri sera, Stefano Filipponi indossava uno strano completo chiaro, con calzettoni scozzesi a vista e un cappello alla Martufello sulla testa. Segni evidenti della sua sensibile autoironia.

Stefano si è esibito con un pezzo difficile “Quanto t’ho amato“, reso celebre dall’attore premio Oscar Roberto Benigni, commuovendosi e suscitando profonda commozione anche nella sua coach Mara Maionchi, spesso molto sanguigna, ma soprattutto tra il pubblico che gli ha tributato sonori applausi.

Solo Enrico Ruggeri e Elio hanno avuto da ridire. Il primo ha spiegato timidamente che in altre sedi parlerà con Stefano per dirgli le cose che, tecnicamente, non gli sono piaciute, confermando però come l’emozione suscitata superi di gran lunga i piccoli problemi di intonazione.

Più duro Elio, che ha premiato il “personaggio”, dicendo al “cantante” che deve ancora farne di strada. Ma in un talent come X-Factor di quest’anno, dove nessuno brilla davvero in maniera particolare, e anzi ci si lamenta di una mediocrità generale, è normale che a risaltare siano i personaggi.

Probabilmente la situazione cambierà: i ragazzi sono ancora “freschi” e impacciati, per cui basteranno i consigli dei loro giudici e le esibizioni per cominciare a muovere i primi passi in questo mondo di cui desiderano tanto far parte, la musica.