Proseguono le indagini sull’omicidio di Yara Gambirasio, il cui corpo fu trovato il 26 febbraio 2011 nella campagna di Chignola d’Isola, a 3 mesi esatti dalla sua scomparsa.

Dopo l’intervento dell’FBI nel caso, interpellato dagli inquirenti per un impiego di forze e tecnologie più sofisticate, spunta ora nuova pista.

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Durante il ritrovamento del corpo vennero isolati tutti i cellulari presenti nella zona, e attraverso rilievi e controlli incrociati furono evidenziati 8 utenze catturate dai ripetitori della zona di Brembate. Queste appartengono a otto persone del Salento alle quali è stato prelevato il DNA, per il confronto con quello rinvenuto e circoscritto sugli slip della giovane.

È una pista che potrebbe portare nuove dati, o semplicemente depennare dalla lista ipotetici sospettati. Come già accaduto con tutte le persone passate sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti. C’è un legame che insospettisce e unisce Yara e la sua famiglia al Salento, ed è da ricercare nella consuetudine dei Gambirasio di trascorrere le vacanze proprio nel territorio in questione.

Martedì, tra l’altro, scadranno i termini massimi per la consegna dei dati e delle analisi condotti sul corpo della vittima. Dati utili agli inquirenti per fare un sunto della situazione e trarre le prime reali conclusioni.

Si fa largo anche un’altra ipotesi avvalorata da Elisa Pozza Tasca, presidente dell’associazione Penelope, la quale durante una puntata di “Quarto Grado” ha evidenziato la presenza di un testimone non del tutto interpellato nella vicenda. Figura cardine da ricercarsi in Maura e Fulvio Gambirasio, i genitori di Yara, i quali, lasciandosi andare a confidenze, avrebbero avanzato un sospetto sin dai tempi della scompara della giovane. Ipotesi e confidenza mai presa in considerazione dagli inquirenti.