Noi italiani siamo celebri per non imporre censure troppo ferree sui film a sfondo sessuale. La nostra censura teme più la violenza che il sesso: è nella nostra cultura e, in fondo, va benissimo così. Ma sembra fare eccezione “Zack e Miri amore a primo sesso“, penultimo lavoro di quel geniaccio di Kevin Smith, che arriva solo ora in Italia: sarà distribuito infatti da oggi, nonostante sia stato visto negli States già dal 2008.

“Zack e Miri”, però, sarà distribuito nelle sale italiane vietato ai minori di 14 anni, in pratica lo stesso divieto che vige ancora oggi per altre pellicole che non sono esattamente adatte a un pubblico minorenne, non tanto per ciò che si vede, ma per ciò che si avverte dall’atmosfera generale: non si tratta di pudore, ma di avere l’età giusta per comprenderne le sfumature.

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“Zack e Miri” è un film incredibilmente ironico, che racconta delle difficoltà economiche di alcuni amici che restano senza lavoro e per sbarcare il lunario decidono di dedicarsi al porno casalingo. Come in tutti i film di Smith, il lieto fine è d’obbligo e, in questo caso, anche abbastanza romantico, perché i due protagonisti, dopo aver fatto sesso, si scoprono innamorati.

Nel cast ci sono Seth Rogen ed Elizabeth Banks, già in ruoli marginali in “40 anni vergine”, ma ci sono anche l’attore feticcio di Smith Jason Mewes e l’ex pornostar Traci Lords, che tutti i feticisti cinematografici ricordano per la magistrale interpretazione accanto a Johnny Depp in “Cry Baby” di un altro maestro dell’ironia e del grottesco, Johnny Waters.

L’ufficio stampa della distribuzione italiana di “Zack e Miri” ha tenuto a precisare:

“Probabilmente, le scene divertenti ma piccanti e il linguaggio ironico ma forse troppo esplicito e l’idea di fare un po’ di soldi girando un film porno non sono stati ritenuti adatti per un pubblico troppo giovane.”

Tuttavia, era una cosa che ci potevamo aspettare, da parte Smith, una trama politicamente scorretta. Dimentichiamo forse quando in “Jay & Silent Bob: fermate Hollywood” uno dei protagonisti cerca di fare un cunnilingus a una suora, o quando Salma Hayek in “Dogma” interpreta una musa divina che balla la lap dance al limite della blasfemia? O addirittura la scena in cui Jay, in “Clerks 2“, omaggia lo scabroso e inquietante balletto di Buffalo Bill de “Il silenzio degli innocenti”? L’ironia di Smith stavolta forse non è stata compresa appieno dalla censura.