Lavoro e gravidanza: troppe ore in piedi danneggiano il feto

Uno studio suggerisce che lavorare in piedi per lunghi periodi di tempo durante la gravidanza può rallentare la crescita fetale.

Aggiornato il 27 marzo 2019
Mamma

Donne lavoratrici in gravidanza: frenate il vostro desiderio di non rinunciare al lavoro fino all’ultimo, altrimenti frenerete la crescita del bambino. Uno studio suggerisce una correlazione tra il lavoro svolto in piedi e le dimensioni del nascituro. Chi lavora più di 25 ore settimanali dovrebbe stare attenta a riposarsi.

Lo studio pubblicato online su Occupational and Environmental Medicine, ha esaminato 4.680 donne in gravidanza, valutando il tipo di professione, gli sforzi, le posture, il tempo, e con la risonanza le dimensioni della testa dei nascituri. Ne è risultato che le donne che lavorano in piedi – un esempio su tutti: le addette alle vendite nei negozi – avevano bambini con la circonferenza del cranio del bambino inferiore di un centimetro rispetto agli altri.

Anche il peso è influenzato dal lavoro e dall’orario settimanale: le donne che hanno lavorato più di 40 ore a settimana hanno avuto bambini più piccoli rispetto a quelle che hanno lavorato meno di 25 ore settimanali, una sorta di limite oltre il quale pare esserci un’accelerazione del fenomeno. I bambini nati dalle lavoratrici indefesse pesavano tra i 150 e 200 grammi di meno.

Eppure sappiamo che lavorare fino alla 36esima settimana di gravidanza non dà alcun problema al feto, tranne in casi specifici. Quindi la questione è cosa succede dopo: secondo gli esperti, questa ricerca suggerisce soltanto di sentire il proprio medico, l’ostetrica, e capire quali possono essere le conseguenze per il parto.

Non è detto che i neonati abbiano problemi fisici, a parte una riduzione, quasi impercettibile, delle dimensioni della testa (nessuna delle 4.680 donne monitorate l’ha avuto). Ma è altrettanto vero che una spiegazione possibile è il minore afflusso di sangue alla placenta, che limita la quantità di sostanze nutritive e ossigeno. Dunque, non si possono escludere difetti cardiaci, respiratori o di apprendimento, anche se i ricercatori stessi hanno spiegato che questa modifica fisica riguarda il 3% dei bambini durante la crescita. La natura ripara tutto quanto.

Insomma, vale sempre una regola: il datore di lavoro dovrebbe fare il possibile per rendere confortevole l’ambiente a una dipendente in stato di gravidanza.

Fonte: Telegraph

Articolo originale pubblicato il 28 giugno 2012

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