Cimentarsi con il capolavoro di Dario Argento, Suspiria, non è certo impresa di tutti i giorni, eppure non teme il confronto con il mito Luca Guadagnino che, a Venezia 75, ha portato il suo remake del classico dell’horror, in salsa straniera – come al suo solito – e con due tra le stelle più brillanti di Hollywood: Tilda Swinton (che ritroviamo in due ruoli: uno persino maschile) e Dakota Johnson.

Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla pellicola proiettata alla Mostra del Cinema di Venezia 2018, dal confronto con l’originale alla trama fino alla recensione di Diredonna.

Il confronto con il film di Argento

Dakota Johnson in Suspiria (Sandro Kopp/Amazon Studios)

Immediatamente, naturalmente, si è data la caccia al confronto, e non poteva essere altrimenti. Il film di Guadagnino ricalca esattamente quello di Dario Argento? Assolutamente no. E lo si può intuire anche da un elemento molto semplice: la durata. Un’ora e mezza, il film di Argento. Esattamente un’ora in più quello di Guadagnino. Per un festival che, complessivamente, conta quasi esclusivamente titoli lunghi.

E poi la trama, naturalmente. L’ambientazione a Friburgo, per il film di Argento. L’ambientazione a Berlino, con vari riferimenti alla Germania est e alla Germania ovest, in quello di Guadagnino. Ma le differenze sono tante nel corso della pellicola.

Se il film di Argento era un horror palese, esplicito, fin dalle prime scene, l’orrore nel lavoro di Guadagnino, invece, va scoperto. La scoperta del film è progressiva. Non tutto è immediatamente chiaro. Almeno per chi non conosce già il Suspiria di Argento.

Ed è probabilmente questa la critica principale che viene mossa al remake del nuovo asso del cinema italiano. Molto banalmente: il primo Suspiria terrorizzava lo spettatore; il secondo non fa paura. Forse anche a causa dei tempi eccessivamente dilatati, il film sembra incapace di dare allo spettatore il brivido che invece era cifra stilistica di Argento, che infatti ha commentato: “È un film diverso dal mio, fatto con uno spirito diverso, nello stile raffinato, elegante e ben fatto di Luca Guadagnino che resta uno dei migliori registi europei. Per quanto riguarda le differenze rispetto all’originale? Il mio stile aveva una ferocia e una grinta che il remake non ha. L’horror è una questione interiore, dipende da quello che hai dentro”. Ed è probabilmente questa la principale pecca del lavoro di Guadagnino.

La trama

Mia Goth/Sara e Dakota Johnson/Susie star in Suspiria (Ufficio stampa)

Siamo nel 1977. La ballerina americana Susie Bannion (Dakota Johnson) si trasferisce a Berlino, per un’audizione presso la prestigiosa scuola di ballo Markos Tanz Company, sotto la guida di Madame Blanc (Tilda Swinton). Dopo aver superato brillantemente la prova, la ragazza entra stabilmente nella compagnia, ritagliandosi progressivamente un ruolo da protagonista. Presto, però, le lezioni delle ragazze vengono interrotte da strane situazioni. Prima la scomparsa di un’allieva, Patricia, in cura da uno psicanalista (un’irriconoscibile Tilda Swinton), quindi i sospetti di un’altra ragazza e, parallelamente, della stessa Susie.

La recensione

Tilda Swinton è Madam Blanc in Suspiria (Ufficio stampa)

Il film di Guadagnino è complesso e completo, analizzabile in ogni sua parte. A partire dai ruoli. A sorprendere è soprattutto Tilda Swinton nelle vesti dell’anziano psicanalista Lutz Ebersdorf. Ottima anche l’interpretazione di Dakota Johnson, in grado di dare con il suo ballo forsennato un’idea estatica, di stregoneria, significato ultimo del film.

Da sottolineare la bellezza della colonna sonora, interamente scritta da Thom Yorke, leader dei Radiohead, che a sorpresa è apparso anche alla conferenza stampa di presentazione del film a Venezia.

Per il resto? Come si accennava la pellicola è complessa. Troppo. L’impressione – già avuta sempre alla Mostra con A bigger splash, con l’inserimento a forza della questione dei migranti – è che Guadagnino in un film voglia inserire tutto. I riferimenti al Muro di Berlino, alla Germania est e alla Germania ovest (assenti nel film di Argento) sembrano forzati e poco (nulla) hanno a che fare con il resto della storia. Il poster di David Bowie per riaffermare ancora una volta l’ambientazione berlinese è abusato.

Per il resto, il film sembra un’amalgama – certo, ben fatta –  di spunti. Un tentativo non riuscito di un film horror. Un tentativo non riuscito di un thriller. Manca la suspense. Manca la paura. Nella ricerca evidente, negli intenti di Guadagnino, di realizzare un horror d’autore, naufragata però tra gli eccessi.