Perché ci sono così poche donne nei consigli di amministrazione in Italia? Da oggi la risposta non sarà più “perché non ci sono sufficienti candidate qualificate per ricoprire tali ruoli”. Come dire, oltre a Marina Berlusconi ed Emma Marcegaglia c’è di più.

PWA Milano, network internazionale al femminile e acronimo di Professional Women’s Association, ha lanciato il progetto “Ready for Board Women“, patrocinato dal Ministero per le Pari Opportunità, con l’obiettivo di far conoscere a istituzioni, aziende e opinione pubblica le donne che hanno i numeri per entrare a pieno titolo nei luoghi decisionali. Definendo criteri di selezione trasparenti ed equi, PWA punta all’inserimento di un maggior numero di donne eccellenti nei consigli di amministrazione.

Per il primo anno si vuole creare un dossier con 200 nomi. Intanto ieri è stato presentato l’elenco di 72 professioniste, selezionate da un comitato composto da ben quattro aziende di head hunting, i cacciatori di talenti nel mondo executive. All’attività di scouting si è affiancata anche la richiesta di auto candidature, che ha avuto un ottimo riscontro in tutta Italia. Per il 2010 è prevista la presentazione di un altro dossier che conterrà i profili che appartengono all’imprenditoria, al mondo accademico e alla pubblica amministrazione.

I 72 nomi della lista arrivano da realtà molto diverse tra loro. Per citarne una piccola rappresentanza, nel campo della comunicazione, spiccano Laura Cioli, direttore operativo di SKY Italia, Anna Gatti, a capo delle vendite online internazionali di YouTube, e Roberta Lai, AD di Radio 24; e poi Elisabetta Lunati, responsabile direzione legale di Intesa Sanpaolo, e Carolyn Dittmeier, responsabile controllo interno di Poste Italiane, passando per Gabriella Parisse, presidente e AD di Johnson&Johnson Italia, Simona Scarpaleggia, deputy country manager di Ikea Italia e presidente di Valore D. E ancora la direttrice dell’Agenzia del territorio nonché sorella del sindaco di Roma, Gabriella Alemanno e, dal terzo settore, Francesca Pasinelli, direttore generale di Telethon.

Monica Pesce, presidente della PWA di Milano, racconta che il progetto è nato perché

L’Italia è al 28esimo posto su 33 Paesi sviluppati per presenza di donne nei CdA delle aziende quotate, con un tasso del 4% contro una media dell’Unione europea dell’11%.

E Rossana D’Antona, honorary member di PWA, aggiunge che

Il problema è la comunicazione. Le donne adatte ci sono, basta solo farle conoscere

C’è anche da dire che i dati di Cerved, che vanta la più vasta raccolta di informazioni sulle imprese italiane, mostrano come le società guidate da donne tendono a incrementare i ricavi a un ritmo medio annuo superiore a quelle guidate dagli uomini, e che le aziende che hanno un amministratore delegato donna mostrano una maggiore propensione a generare profitti: in parole povere, per ogni 100 euro di fatturato, il management rosa ha 6,9 euro di margini operativi lordi, rispetto ai 6,5 euro delle imprese guidate da uomini.

Nella smorfia napoletana, il 72 è il numero dello stupore. L’augurio è che, pian piano, le notizie di donne italiane dal curriculum brillante in posizioni di comando e, soprattutto, con stessi diritti, velocità di carriera e stipendio degli uomini non ci stupiscano più. “Donna manager” è un nome composto che suona sempre meglio e che ha sempre più concretezza, anche in Italia.