Le famiglie sono in crisi. Lo dice Bankitalia, che sottolinea come il crollo del reddito sia dovuto non tanto al caro vita, piuttosto al fatto che devono sostenere chi una vita non riesce a costruirsela: i figli. Una situazione ormai intollerabile, arrivata a record senza precedenti, non poteva che produrre dati sconcertanti sul peso che le famiglie italiane devono sostenere ogni giorno.

Nel giro di un lustro il reddito delle famiglie è crollato del 4 per cento, come ha spiegato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, intervenendo a Genova al convegno “La famiglia un pilastro per l’economia del Paese“.

Circa mezzo milione di famiglie sostiene economicamente i figli che non riescono a trovare lavoro, disoccupati, inoccupati, sottoccupati: figli conviventi ormai adulti ma legati dall’unico welfare che funziona in Italia, quello di mamma e papà, generalmente in pensione, o vicini alla pensione e tutelati da contratti che le nuove generazioni possono soltanto sognare.

E qui sta il vero snodo della doppia riforma del Ministro Fornero: il taglio alle pensioni, con l’aumento dell’età pensionabile, e la riforma che introduce logiche nuove, all’americana (niente lavoro? ti diamo un anno di mensilità e cercatene un altro), può sembrare crudele, ma si riconosce un obiettivo non più rimandabile: acquisire risorse da investire nelle nuove occupazioni e nel merito, sui quali i giovani possono dire la loro rispetto ai genitori. Le conseguenze della recessione, tuttavia, si fanno sentire ora, non hanno i tempi di lunghe riforme (sul cui esito nessuno può giurare), così il dramma del crollo economico delle famiglie preoccupa molto Palazzo Koch:

«Bisogna interrogarsi circa la sostenibilità di un modello di welfare in cui alle famiglie è demandato il compito di ammortizzare gli shock negativi che colpiscono i redditi dei singoli componenti. Le condizioni economiche delle famiglie, specialmente di quelle più giovani e con figli, dipendono oggi in modo determinante dal numero dei percettori di reddito da lavoro. Parallelamente, l’allungamento della vita lavorativa dei genitori più anziani rende più difficile un loro coinvolgimento nella cura dei nipoti. In prospettiva anche il ricorso alla rete familiare è destinato a cambiare.»

Secondo la Tarantola, questa vulnerabilità finanziaria tutta concentrata sui giovani e a discapito delle famiglie si riduce solo rafforzando la crescita e la libera impresa.

Fonte: Bankitalia