I governi devono aprire gli occhi e dire no alla violenza. E’ questo l’appello di Alessandro Gassman, testimonial della campagna di Amnesty International “Stop alla Tortura“, e protagonista di un video dalle immagini forti, che arrivano come un pugno in pieno viso allo spettatore, ma che invitano a riflettere su una questione delicata e contraddittoria: ”La tortura è vietata per legge, ma i governi la facilitano nella pratica, ecco la doppia faccia di chi comanda”, come denuncia la stessa organizzazione.

Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia, sottolinea: ‘‘Non solo la tortura è viva e vegeta, ma il suo uso sta aumentando in molte parti del mondo poiché sempre più governi tendono a giustificarla in nome della sicurezza nazionale, erodendo cosi’ i progressi fatti negli ultimi 30 anni”.

Gianni Rufini direttore generale di Amnesty International Italia, ha aggiunto in una nota: “A partire dal 1984 la Convenzione contro la tortura è stata ratificata da 155 paesi. Amnesty International ha svolto ricerche su 142 di essi, giungendo alla conclusione che nel 2014 la tortura viene praticata ancora da 79 paesi. Negli ultimi cinque anni, Amnesty International ha registrato casi di tortura o di altri maltrattamenti in 141 paesi ma, dato il contesto di segretezza nel quale la tortura viene praticata, è probabile che il numero effettivo sia più alto”.

Nel rapporto della campagna globale ”Stop alla tortura”, intitolato ”La tortura oggi: 30 anni di impegni non mantenuti”, sono innumerevoli i metodi per applicare violenza contro presunti criminali comuni, individui sospettati di costituire una minaccia alla sicurezza nazionale, dissidenti, rivali politici: dall’obbligo di rimanere in posizioni dolorose alla privazione del sonno, dalle scariche elettriche ai genitali finanche allo stupro.

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