Babbo Natale non esiste: una conduttrice della Fox è stata costretta a scusarsi dopo che un suo collega aveva spiattellatto in coda al telegiornale questa triste verità. E come una nevicata di indignazione, sono fioccate proteste dei genitori, che si sono ritrovati i loro bambini in lacrime.

Rivelare ai propri figli che Babbo Natale non è una figura reale è una questione molto delicata, e appartiene alla sfera della “perdita dell’innocenza” sulla quale è incentrata anche molta letteratura di formazione. Ci sono piccole o grandi delusioni inevitabili nel percorso verso l’età adulta (il tradimento degli amici, la pericolosità degli sconosciuti, l’incomprensione degli altri) ma la domanda che tutti i genitori si pongono è: quando?

Sul fatto che il giornalista della Fox abbia fatto una grossa stupidaggine non ci sono dubbi: tocca ai genitori prendersi questa responsabilità, non a un freddo mezzo di comunicazione. Anche perché ogni figlio ha i suoi tempi. E qui si nasconde il tranello: dove finisce la preoccupazione dei genitori e inizia la scaltrezza dei figli?

Siamo proprio sicuri che bambini di 7-8 anni degli anni duemila siano davvero convinti dell’esistenza di un signore senza età sovrappeso che porta regali su una slitta d’inverno? Quegli stessi bambini che insegnano ai nonni a usare l’email e vogliono un iPad per Natale? E come la mettiamo con l’irriducibile contrasto con la dottrina cattolica a cui mandiamo i bambini, che parla di Gesù bambino e per la quale Babbo Natale è troppo somigliante al tipo di una famosa bevanda gassata per non pensar male?

Insomma, è probabile che molti bambini fingano di credere a Babbo Natale perché costui porta doni, e così si mette un freno alla propria curiosità premiando la credulità di cui, comunque, a quell’età si è molto dotati. Per questo un buon suggerimento è quello di cercare di capire il grado di maturità dei figli, la loro reazione alle favole, ad esempio, la loro capacità di estrapolare la morale delle storie senza per questo credere che davvero esistano principesse e streghe.

Se avete la sensazione, parlando con loro, che il linguaggio per metafore, il mondo della fantasia, sta lasciando il posto nelle menti dei vostri bambini a un tasso maggiore di realismo, è probabile che l’unico ostacolo vero sia dentro di voi, la voglia di mamma e papà che i figli restino bambini ancora un po’, per goderseli nell’età più dolce. L’altro ostacolo è naturalmente la paura dei bambini di non vedersi più recapitati i regali, ma questo è facile da rimuovere: basta garantire che non mancheranno anche in futuro e di lacrime ne scenderanno poche.

L’età giusta per dire che Babbo Natale è una bella invenzione è dunque l’esito di un calcolo che prende in considerazione sia la voglia dei figli di non prolungare la magia perché più interessati alla realtà, sia la forza dei genitori di sapere che i pargoli sono già diventanti un po’ più grandi. E forse le lacrime più copiose saranno dei grandi e non dei piccini.

Fonte: Fox