Bambini timidi? Come aiutarli a socializzare

Bambini e timidezza
Un bambino timido cerca conforto tra le braccia della mamma

I genitori dei bambini timidi molte volte si preoccupano a causa dell’introversione dei propri figli, caratteristica percepita come negativa e da modificare: il bambino timido è spesso visto, ad esempio, come possibile bersaglio di azioni offensive da parte di coetanei più estroversi, ma in realtà l’introversione va considerata come una naturale caratteristica della personalità, del tutto normale, tranne nei casi in cui diventa estrema e cronica.

Tuttavia, i bambini introversi possono oggettivamente avere delle difficoltà nell’ambiente scolastico e relazionale in generale, dove regna il valore indiscutibile della comunicatività: come comportarsi, dunque, da genitore, per aiutare il proprio figlio a socializzare?

I bambini timidi solitamente più riflessivi, sensibili e creativi degli estroversi, innanzitutto non vanno forzati, ma incoraggiati con pazienza. Ogni bambino ha i propri tempi e non va mai etichettato come “incapace” di socializzare, di coltivare delle amicizie o di parlare in pubblico. Inutile e dannoso anche il paragone con altri bambini o con gli adulti, piuttosto sarebbe meglio fargli capire che viene accettato e amato comunque.

Comprendere il disagio dei bambini timidi, e non sottovalutarlo è importantissimo: bisogna aiutarli a inserirsi in un contesto che percepiscono come ostile (la scuola, ad esempio), e invitarli ad affrontare tutte quelle situazioni a loro nuove e poco familiari, rassicurandoli e supportandoli nei loro tentativi. I genitori possono incoraggiarli a unirsi ad altri gruppi di bambini, magari organizzando una cena in casa propria invitando altre coppie con figli: iniziare a socializzare in un ambiente a loro più familiare, può essere di grande aiuto. A poco a poco, poi, si incoraggerà il contatto con altri bambini in ambienti più affollati e caotici, come la scuola o il parco giochi.

Impegnare i bambini timidi, sempre senza forzature, in attività extrascolastiche, come la palestra, la piscina, la scuola di musica, li aiuterà a venire a contatto con varie tipologie di bambini e accrescerà le possibilità di socializzazione. I genitori, però, dovranno tenere a mente che non c’è un numero prestabilito di amici da avere, ma che anzi sarebbe meglio se il proprio figlio avesse poche amicizie, ma di qualità: questo gli permetterà di aprirsi e a crescere.

A scuola può rivelarsi una buona arma per sconfiggere la timidezza, il contatto, grazie anche all’aiuto degli insegnanti, con altri bambini nella stessa situazione, ad esempio durante i lavori di gruppo: li farà sentire meno alienati e spingerà tutti a una lenta ma efficace socializzazione. Creare delle amicizie richiede pratica e abilità: questa potrebbe essere, per i bambini timidi, un’ottima opportunità per imparare a interagire con bambini dalle personalità simili.

Infine, simulare, tramite peluches e altri giocattoli, delle situazioni comuni nelle quali i bambini mostrano particolare timidezza, li aiuterà ad affrontarle nella realtà. Può essere utile, inoltre, prepararli alla quotidianità scolastica (specie in caso di cambio di classe o d’istituto) permettendo loro di portarsi dietro un oggetto significativo e rassicurante, spiegando nel dettaglio cosa succederà durante la giornata e magari accompagnandoli in classe un po’ prima dell’inizio delle lezioni: questo li aiuterà a prendere confidenza con l’ambiente ancora semideserto e con i pochi altri bambini presenti.

Attenzione però a non esagerare con le “esercitazioni”, poiché si potrebbe sopravvalutare il problema e, al contrario, trasmettere ai bambini timidi inquietudine e ansia, anziché tranquillità.

Fonte: Just Mommies

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Tag: bambini
  • Lisa Cecchi

     Ai genitori e agli educatori che si prendono cura dei bambini introversi, consiglierei di leggere il saggio del dottor Luigi Anepeta “Timido, docile, ardente… Manuale per capire ed accettare valori e limiti dell’introversione (propria o altrui)”. E, per continuare, “Le talpe riflessive. Il mondo sotterraneo dell’introversione”, editi entrambi da FrancoAngeli

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