{#Bella Addormentata} È il nuovo film di {#Marco Bellocchio}, in concorso alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ispirata alla vicenda di {#Eluana Englaro} che nel 2009, in seguito all’interruzione della nutrizione artificiale arrivata dopo 17 anni di coma vegetativo, ha riportato sotto i riflettori l’annosa questione dell’eutanasia, la pellicola del regista piacentino ritorna dietro la macchina da presa con il difficile tema della morte, vissuto però attraverso gli occhi dei suoi protagonisti.

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Protagonisti di Bella Addormentata sono Alba Rohrwacher e {#Toni Servillo}, rispettivamente nel ruolo di figlia e padre; Isabelle Huppert è invece una madre che si rinchiude nella fede, ultimo appiglio che potrebbe riportare a una vita normale la figlia in coma. Michele Riondino, Maya Sansa e Pier Giorgio Bellocchio si alternano sullo schermo, il primo come colpo di fulmine dagli opposti ideali della Rohrwacher, mentre gli altri due come ragazza disperata alle prese con ripetuti tentativi di suicidio e il ruolo del medico che cerca di dissuaderla e fermarla davanti all’insano gesto. Anche Roberto Herlitzka si ritaglia un piccolo ma importante cameo come psichiatra della clinica, ritornando così davanti al regista dopo l’interpretazione di Aldo Moro in Buongiorno, Notte.

Durante gli ultimi sei giorni di una ragazza in coma, si svolgono le difficili esistenze di alcune persone: c’è la madre (Huppert), attrice che si rifugia nella fede con la speranza di vedere la figlia finalmente guarita nonostante sia da anni in coma irreversibile, Rossa (Maya Sansa) che tenta costantemente il suicidio fermata solo dalla forza del medico Pallido (Pier Giorgio Bellocchio) e Maria (Rohrwacher), attivista cattolica e figlia del senatore del PdL Uliano Beffardi (Servillo) che staziona davanti all’ospedale in cui è ricoverata la ragazza per manifestare contro l’eutanasia e dove incontrerà Roberto (Riondino), il contromanifestante che riuscirà a far breccia nel suo cuore.

Se i rapporti tra i protagonisti di Bella Addormentata sono alla base della vicenda, lo stesso spazio – se non addirittura un pizzico in più – riesce a riservarlo la visione politica della questione che per molti mesi ha occupato i media italiani: l’eutanasia. Decisioni che vengono rimesse in gioco, cambi d’opinione e bruschi risvegli sulla precarietà della vita e sulla certezza della morte: nulla sfugge allo sguardo di Bellocchio che, però, tende a mostrarsi più vigile e razionale soprattutto nel suo contesto socio-politico.

Con un cast d’eccezione rappresentato da alcune delle migliori figure del cinema italiano e non solo, supportato da una messa in scena particolarmente curata e tecnicamente senza alcun difetto, Bella Addormentata soffre però dal punto di vista della sceneggiatura, sotto alcuni punti di vista poco omogenea. Bellocchio lascia poco spazio ai sentimenti, prediligendo una narrazione piuttosto distaccata, senza concedere lo spazio necessario al flusso di emozioni che nel tempo ha circondato la questione.

Molti difetti e poco trasporto caratterizzano quest’ultima fatica del regista, capace comunque di presentare una pellicola – seppur troppo corposa nelle sue quasi due ore di durata – stilisticamente interessante e valida. Un’esternazione del dolore non schierata rispetto ad alcuna ideologia che, attraverso i corpi di donna che si alternano sullo schermo, passa attraverso l’amore, l’unico espediente per guardare le cose in modo diverso in tutto il percorso di vita che porta, inesorabilmente, verso la morte.