Si è tenuta all’Ospedale Bambin Gesù di Roma lo scorso 19 febbraio la Quinta Edizione della Giornata Nazionale del Bambino Allergico. Il convegno, organizzato in partnership da ALAMA (Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche), Federasma Onlus (Federazione Italiana delle Associazioni di Sostegno dei Malati Asmatici e Allergici) e SIAIP (Società Italiana Allergologia e Immunologia Pediatrica) ha voluto porre l’attenzione sulle problematiche legate al bambino allergico nella sua globalità.

Come fa un genitore a capire se il suo bambino soffre di asma?

Cosa è meglio fare e cosa evitare? Quali esami? Quale percorso per la diagnosi? E a scuola, quali procedure si possono adottare?

A queste domande e a molte altre hanno cercato di rispondere gli esperti che sono stati chiamati a confrontarsi sia sulla sfera clinica sia su quella sociale, perché la crescente incidenza delle patologie allergiche lascia pensare a una malattia sociale, che oggi, nei Paesi più industrializzati, interessa il 30% della popolazione, contro il 10% degli anni ’50.

Ancora una volta, pediatri di famiglia, allergologi pediatri, famiglie di bambini allergici e amministratori pubblici hanno condiviso conoscenze e buone prassi per individuare i migliori interventi e i comportamenti più sicuri per migliorare la qualità della vita dei piccoli affetti da allergia e delle loro famiglie.

Non è ancora del tutto chiamo perché il sistema immunitario reagisca in modo esagerato ad alcune sostanze, solitamente innocue, come alimenti, peli di animali e pollini. Certo è che la reazione è istantanea e all’improvviso l’organismo produce una quantità enorme di anticorpi, chiamati immunoglobuline (IgE) che provocano l’infiammazione e la comparsa di sintomi come prurito, asma, raffreddore cronico, congiuntivite, vomito e dissenteria.

L’allergia è familiare, cioè la si eredita dai parenti, e più il grado di parentela è stretto più alto è il rischio di soffrirne in età infantile. Anche se il carattere allergico rimane per tutta la vita, la buona notizia è che la sintomatologia tende ad attenuarsi con lo sviluppo, quando vengono costruite dall’organismo più sofisticate forme di difesa che portano a una maggiore tolleranza.

Il decalogo prevede una serie di consigli utili per i genitori, gli operatori d’infanzia ed i bambini stessi, per capire quando rivolgersi al pediatra, come viene fatta la diagnosi, quali comportamenti e quali precauzioni è bene conoscere e seguire, cosa è bene evitare.

Ma ciò che viene finalmente preso in considerazione è il bisogno di cure e di medicinali, che devono essere dispensate gratuitamente dal Sistema Sanitario Nazionale come salvavita a tutti gli effetti, nonché il bisogno del bambino di essere trattato sia casa sia a scuola come un soggetto “sano” che necessita solo di qualche attenzione in più.

Il bambino allergico ha diritto di vivere la scuola, lo sport e il gioco come tutti gli altri bambini, saranno sufficienti piccoli accorgimenti per rendere più sicuri gli ambienti e più controllata la sua dieta, ma dovrà essere acquisito un protocollo d’intervento con personale esperto in caso di emergenza.