Sbarca, anzi è proprio il caso di dire che “cade”, sul grande schermo, l’ennesimo comico della TV. Checco Zalone (Luca Medici) debutta al cinema diretto dall’amico e co-sceneggiatore Gennaro Nunziante, anch’egli alla prima come regista.

Zalone deve il suo successo a Zelig ma soprattutto alla sua canzone-inno parodia “Siamo una squadra fortissimi” del 2006, diventata “cult” dopo il successo della Nazionale di calcio ai mondiali tedeschi (e pensare che in effetti fu scritta quando montavano le polemiche di calciopoli con l’ironia sarcastica di chi prevedeva una figuraccia alla competizione).

In Cado dalle nubi, che esce oggi in 430 sale italiane (Medusa), Checco, manco a dirlo, interpreta appunto un giovane ragazzo delle Puglie che sogna la celebrità come cantante. Dopo essere stato abbandonato dalla ragazza, si trasferisce a Milano dal cugino Alfredo (Dino Abbrescia), gay che non trova il coraggio di confessarlo alla famiglia meridionale, e mentre fa il cameriere cerca di sfondare nel mondo della musica fra provini e gran rifiuti delle case discografiche.

S’innamora di una ragazza, Marika (Giulia Michelini), con tanto di padre leghista (Ivano Marescotti), e proprio quando sembra rassegnarsi e ritornare in Puglia, un importante discografico, riesce a convincerlo che il suo talento, mix di musica e comicità, non può essere sprecato.

Checco Zalone sembra riuscire, a differenza di tanti altri comici televisivi, a svestire i panni (e i tempi) del cabaret catodico, per indossare quelli dell’attore a tutto campo, spaziando con leggerezza fra tematiche più serie e la parodia, tuttavia il paragone un po’ esagerato da qualcuno con Borat (per il suo personaggio politicamente scorretto) si ferma forse solo ai testi delle canzoni davvero notevoli.