Lavoro e piacere: due concetti diametralmente opposti, almeno all’apparenza. Comincia a farsi strada però una nuova concezione, tesa a porre in rilievo le modalità attraverso le quali rendere meno duro il dovere. Spesso si pensa che il mondo professionale sia idealmente suddiviso in due categorie: nella prima rientrano quelli che  hanno la fortuna di svolgere il mestiere che corrisponde alla propria passione, nella seconda rientrano (loro malgrado) tutti gli altri. Senz’altro esistono ruoli lavorativi che garantiscono maggiore libertà, però è altrettanto vero che chiunque può attuare alcuni accorgimenti per migliorare la propria vita lavorativa.

Il lavoro sarà per esempio più piacevole se si compila una lista di motivi per cui sentirsi appagati: i colleghi sono simpatici? L’ufficio è spazioso e colorato? Il capoufficio è comprensivo? Sono tutti elementi da mettere per iscritto, poiché questo serve a conferire maggiore importanza ai lati positivi, per comprendere quanto di buono c’è nella propria vita professionale. Utile si rivela inoltre tracciare un bilancio della propria attività: ricordare gli obiettivi raggiunti, le gratificazioni economiche e morali, fa assumere una prospettiva positiva.

Un modo ulteriore per vivere piacevolmente il lavoro consiste nel circondarsi di post-it che ricordino i motivi per cui ci si sente orgogliosi di svolgere il proprio mestiere e che ricordino anche quanto è stato difficile arrivarci: rileggerli aiuta a tirare fuori la grinta nei giorni in cui ci si sente decisamente svogliati e giù di corda. Per un risultato più efficace in termini di benessere, si può persino compilare un diario giornaliero su cui annotare gli stati d’animo e su cui riportare frasi automotivanti.

Concedersi dei periodi di vacanza, anche se il proprio lavoro piace tanto e non si sente il bisogno di staccare la spina. Le pause hanno un potere rigenerante notevole, e in questi momenti si possono ripercorrere senza pressioni i momenti vissuti insieme ai colleghi: in questo modo si può capire in che modo aggiustare il tiro qualora sussistano degli attriti. Inoltre, la vacanza consente di sgombrare la mente facendo emergere nuove idee con cui tornare alla grande in ufficio e aumentare la produttività.

Noia: a volte è solo questo a complicare le cose sul lavoro. Semplicemente non si hanno più stimoli adeguati. In questi casi può essere utile farsi affiancare da un mentore, oppure diventare il mentore di un collega; questa scelta ha un duplice risvolto positivo: serve a confrontarsi con qualcuno che si trova nella medesima condizione e che può capirne i pro e i contro; inoltre consente di ripercorrere le tappe professionali, facendo capire quanto ancora si può dare in virtù dell’esperienza accumulata.

Iscriversi a una società professionale, perché no? Si può così dialogare con colleghi di altre aziende, si possono trovare nuovi amici. Sicuramente ci si sente capiti, perché si è contornati di persone che condividono le medesime difficoltà e che hanno a che fare con le medesime dinamiche relazionali. Il terreno di base comune è il reciproco supporto, che consente di affrontare con maggiore serenità gli eventuali ostacoli che si incontrano nel percorso professionale.  

Fondamentale, infine, è prendersi cura della propria salute fisica e mentale: pensare che i doveri debbano costantemente avere la meglio finisce con l’ingrigire le giornate e l’umore, con un senso di fastidio crescente nei confronti del lavoro e dei colleghi. Occorre invece ribaltare le priorità e ricordare che prima di tutto viene il proprio benessere, e che solo se mente e corpo sono in armonia si può davvero lavorare bene. Il bello è che basta poco: si può decidere di raggiungere il luogo di lavoro in bici oppure a piedi, iscriversi in palestra, coltivare qualche hobby gratificante. Serve davvero poco: l’umore si risolleva e l’approccio al lavoro migliora.

Fonte: Jezebel