L’alta moda arriva nelle sale cinematografiche con il docu-film “Dior and I” di Frédéric Tcheng, presentato in anteprima mondiale a New York in occasione del Tribeca film festival 2014 e selezionato come evento speciale nell’ambito del 55° Festival dei popoli, sui grandi schermi italiani dal 3 giugno grazie a Universal e The space movies, in collaborazione con Mymovies.it e Wanted cinema.

“Dior and I” trasporta lo spettatore all’interno delle storie che compongono il mosaico di una delle Case di moda per eccellenza, regalandogli uno sguardo privilegiato, dietro le quinte, della prima collezione di alta moda firmata da Raf Simons per Dior: una creazione d’amore merito di un gruppo di lavoro di professionisti appassionati. Pieno di misteriosi e iconici echi del glorioso passato come dello splendente presente della Maison, il documentario è anche un colorato omaggio alla visione sartoriale di Simons.

Nel 2012, infatti, quando la Casa di moda francese ha annunciato che Raf Simons avrebbe riempito il vuoto lasciato dal direttore artistico, in molti sono rimasti sorpresi. Simons, un belga che aveva tra i suoi crediti una linea di abbigliamento maschile omonima e che era stato percepito da molti come un “minimalista”, aveva sempre mantenuto un profilo pubblico basso e, soprattutto, non aveva mai lavorato prima nell’haute couture. Per creare la sua prima collezione per Dior, il nuovo direttore creativo ha avuto solo otto settimane, contro i soliti cinque o sei mesi.

Al di là degli aneddoti, dei racconti e della tanta concretezza che per forza di cose è imposta dalla sapienza e dall’artigianalità della creazione, “Dior and I” è inevitabilmente anche la storia intima di un erede che si trova ad affrontare la torre imponente del suo predecessore. In uno dei momenti più personali filmati dalla pellicola, Raf Simons visita la casa d’infanzia di Christian Dior a Granville, in Normandia. Lo stilista rivela allora di aver iniziato a leggere le memorie di Dior ma di non essere riuscito ad andare avanti a causa di inquietanti parallelismi tra la sua esperienza di vita e quella di Dior:

Ho dovuto smettere, è stato strano. Ho pensato che fosse meglio non continua a leggere, fino a quando la prima sfilata non avesse avuto luogo.

Con una sensibilità empatica e una pazienza riflessiva, il film esplora quella sfida che è trovare la propria voce sotto un’enorme pressione da parte del mondo intero. Un’occasione unica per entrare dalla porta principale in un luogo magico, fatto di immagini e di essenza, di impressioni e concretezza, che è il mondo dell’alta moda.