Maria Grazia Chiuri ha presentato durante la settimana dell’alta moda di Parigi, dal 2 al 7 luglio, la sfilata della collezione Dior Haute Couture autunno inverno 2017-2018. Dopo la giornata di ieri, che ha visto sfilare novità come Rodoarte e Azzaro Couture, la seconda tappa è dedicata a maison blasonate come Schiaparelli, Iris Van Harpen e Dior, seguito da Francesco Scognamiglio, Ralph&Russo, Antonio Grimaldi e Giambattista Valli: l’alta moda, dunque, entra nel suo cuore pulsante.

La Chiuri, alla seconda prova nella haute couture da Dior, ha scelto il cortile antistante la Dôme des Invalides, la cappella barocca dove è conservata la tomba di Napoleone, per l’allestimento realizzato con Pietro Ruffo. All’artista romano, molto apprezzato e conosciuto all’estero per le sue creazioni site-spcific, che ama attraversare ispirazioni ed epoche mescolando impressioni che provengono ora dal XIX secolo ora dalla contemporaneità, si deve “Atlas des animaux d’Europe“, una sorta di mappa, inchiostro su carta fine, su cui ha vergato un bestiario.

Così le 66 modelle viaggiano tra culture e mondi diversi in nome del “Mind the Map“: ecco allora moderne esploratrici, che passano con disinvoltura dal celeberrimo tailleur T-Bar di Monsieur Dior, attualizzato ma mai snaturato, a una tuta da aviatore in pelle e pelliccia, non temono di mescolare il tweed con le trasparenze del tulle, preferiscono la gonna ai pantaloni, hanno una passione per la vita alta, segnata dalla cintura (deliziosa la citazione animalier sul cappotto beige), e per le pieghe, per il plissettato, per i piegoni e per le pinces.

Galleria di immagini: Dior Haute Couture autunno inverno 2017-2018, foto

La prima parte della collezione è un tripudio di grigi, da quello carbone fino all’impalpabile grigio perla, senza disdegnare il petrolio e il cenere: grigi i cappotti (splendidi per taglio e proporzioni), gli abiti di chiffon, i cappelli homburg di ispirazione maschile.

Per la sera aumentano le trasparenze, i colori variano dal nero al rosso, fino al chiarissimo (e bellissimo) cipria cangiante e al bianco, le scollature si fanno generose e le spalle spesso si scoprono in una lasciva femminilità. Bellissimi gli abiti in velluto, magnifici quelli decorati con grazia e ricamati con perizia imbattibile. È il trionfo del savoir faire francese, che solo l’Haute Couture sa mostrare in tutta la sua ingegnosità.

Bandita la volgarità e l’ostentazione di loghi e marchi in bella vista, la donna Dior è sicura di sé, consapevole della sua forza come donna e delle sue potenzialità come ricercatrice: di nuovi mondi sì, ma anche di nuove conquiste, forte della tradizione (il Bonaparte, d’altronde, è dietro a vegliare su di lei), che le dona gli strumenti per affrontare la modernità e – perché no – anche il futuro.

E in futuro, c’è da scommetterci, le tante celebrities accorse difficilmente sapranno resistere alla tentazione di indossare un Dior al prossimo red carpet: da Olivia Palermo a Celine Dion, da Jennifer Lawrence a Chiara Ferragni, Karlie Kloss e Elizabeth Olsen comprese, erano tutte lì a sventolare il delizioso ventaglio en pendent con l’allestimento. Un sogno, come l’alta moda dei couturier, malgrado cali di vendite, defezioni e polemiche, sa ancora fare.