Per fare carriera e arrivare a ricoprire ruoli aziendali di rilievo in campo lavorativo, le donne manager dovrebbero puntare di più a coltivare il proprio giro di conoscenze, proprio come fanno i colleghi uomini sfruttando il loro livello di istruzione che in media è più elevato di quello maschile.

Anche se questo tema è emerso durante un simposio nel Golfo Persico, la cosa si può traslare anche in Europa e in Italia dove, pur con un livello di istruzione sostanzialmente uguale a quello del sesso forte, le donne manager faticano ancora a fare carriera e a emergere nelle alte posizioni aziendali o nei cda.

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«Il sistema attuale non tiene conto della meritocrazia e svilisce le nostre lauree».

Così ha detto una delle poche donne dirigenti d’impresa nei Paesi arabi. Ma la similitudine con l’Italia è troppo evidente, visto che anche nella Penisola molte rappresentanti del gentil sesso – come emerso dal Global Gender gap 2012 – ricoprono ruoli con meno responsabilità e meno possibilità di carriera rispetto ai colleghi maschi.

E questa cosa potrebbe addirittura ripercuotersi sui risultati economici delle società: uno studio effettuato in estate da Credit Suisse ha infatti mostrato che, negli ultimi 6 anni, le grandi aziende con fatturato oltre i 10 miliardi di euro e con presenze femminili nel CdA hanno mediamente superato del 26% – in termini di incremento di valore delle azioni – quelle composte da soli uomini. E la stessa cosa è avvenuta in aziende medie e piccole.

Largo alle donne, quindi? Non proprio, visto che le difficoltà sono ancora molte sia nel Golfo sia alle nostre latitudini come dice la stessa manager in rosa, rigorosamente coperta da un velo nero.

«Per le donne è più difficile fare networking e coltivare contatti di alto livello – ha detto – perché non ci sono le strutture adeguate per farlo, oltre a una mentalità che lo rende difficile: gli uomini hanno luoghi fatti apposta come i golf club o i circoli “men only”. Per spezzare questo circolo vizioso, che preveda l’ingresso di donne nei cda, occorre l’intervento di qualche top manager di grandi aziende che prenda l’iniziativa».

Del resto, l’impresa appare ardua non solo in Italia ma soprattutto in quei Paesi, dove ancora le rappresentanti del gentil sesso non possono andare nei locali pubblici senza la presenza al loro fianco di un fratello, di un marito o – ben che vada – di un amico. E il tasso di occupazione in rosa parla da solo: nei paesi del Golfo, la partecipazione femminile al mercato del lavoro è appena del 26,9% contro una media generale del 51,7.

Fonte: Gulf Business