Fabrizio Corona è stato estradato dal governo portoghese ieri e dovrebbe tornare in Italia oggi, dove nel pomeriggio sarà tradotto nel carcere scelto dalla giustizia italiana. Corona aveva raccontato di essere giunto a Lisbona per non andare in un carcere italiano, criticando aspramente il sistema nazionale, anzi aggiungendo di temere per la sua vita.

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Ancha a Lisbona Fabrizio Corona ha dovuto affrontare un processo, che è stato semplicemente accelerato solo per verificare la correttezza formale del mandato d’arresto europeo, e il fotografo è stato difeso da un avvocato portoghese. Ma sembra che al momento quello che interessa Corona non sia più il carcere ma l’immagine di sé che proietta all’esterno. Tanto che ha dichiarato:

«Non ho pianto. Querelo ogni persona che si permette di dire che ho pianto. Sono tranquillo, sono sereno, non ho paura non ho pianto e sono pronto a combattere la mia battaglia.»

Le dichiarazioni di Corona sulle carceri italiane, che presentano numerosi problemi come il sovraffollamento, non sono piaciute per niente al Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che ha ribattuto per bocca del suo segretario Donato Capece:

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«Sulle carceri italiane Fabrizio Corona non sa quel che dice. Mi auguro che venga presto estradato in Italia a scontare la pena per la quale è stato condannato: si renderà così conto dell’alto livello di civiltà delle nostre carceri, nonostante l’endemico sovraffollamento, e dell’alta professionalità dei poliziotti penitenziari e di tutti gli operatori. Peraltro, potrebbe chiedere lumi al suo mentore Lele Mora, che ha scritto un libro proprio sugli angeli custodi della polizia penitenziaria».

Fonte: Il Messaggero.