A poco più di 3 anni di distanza da A Christmas Carol, Robert Zemeckis torna con Flight, candidato a due premi all’edizione 2013 degli Academy Awards. È il primo film live action del regista di Chicago dal 2000 quando, dopo il successo di Castaway, aveva deciso di dedicarsi completamente al motion capture della tripletta formata dal classico di Charles Dickens datato 2009, Polar Express (2004) e La leggenda di Beowulf del 2007.

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Per vestire i panni del protagonista Whip Whitaker, Zemeckis ha voluto Denzel Washington, due volte premio Oscar rispettivamente come miglior attore non protagonista nel 1990 per Glory – Uomini di Gloria e migliore attore protagonista nel 2002 con Training Day di Antoine Fuqua. Al suo fianco invece ci sono Tamara Tunie, la bella e tormentata Kelly Reilly, Don Cheadle, John Goodman e la vincitrice dell’Academy Award 2010 Melissa Leo.

Il pilota Whip Whitaker si divide tra il suo lavoro a bordo degli aerei e una vita sregolata a base di alcol e droga; nonostante le sue dipendenze, però, non ha mai avuto problemi sul lavoro. Le sue capacità sono da ammirare: infatti, durante una situazione d’emergenza causata da un malfunzionamento del velivolo, Whip riesce con una manovra particolarmente complessa e un atterraggio di fortuna a salvare la vita a gran parte dei passeggeri, contando solo sei vittime; nonostante il plauso da parte della gente e dei media, Whip deve far fronte alle autorità che, davanti alla scoperta dell’assunzione di sostanze stupefacenti prima del volo, mettono in dubbio la sua estraneità dall’accaduto.

Nulla è come sembra nel nuovo film di Zemeckis: con una sceneggiatura scritta da John Gatins estremamente curata, tanto da guadagnarsi una meritatissima candidatura all’Oscar, Flight porta sul grande schermo una rosa di personaggi dalle mille sfaccettature, un complesso mix di pregi e difetti capace di affascinare fin dalle prime scene. Aiutato da un cast più che valido, nessuno escluso, il regista si divincola tra la dura esistenza di Whip e la complessa indagine sul disatro aereo di cui egli stesso è stato protagonista con estrema maestria; da Bruce Greenwood a Don Cheadle, solo per nominarne alcuni, tutti infondono alla pellicola la giusta dose di sentimento nel senso più ampio del termine, senza dimenticare un piccolo spazio per la risata, portata in scena da un John Goodman nel ruolo dell’amico e fornitore personale di Whip.

Meglio non aspettarsi scene spettacolari o mozzafiato: dopo la sequenza iniziale del disastro aereo, un vero mix di emozioni al cardiopalma capaci di lasciare incollato lo spettatore alla poltrona, è tutto un susseguirsi di ritmi pacati – anche troppo – e dialoghi tra Denzel Washington e i suoi comprimari. Forse eccessivo nella durata, riesce però a riscattarsi grazie a una dovizia di particolari e una cura nella recitazione che fanno ben presto dimenticare di guardare l’orologio; un plauso in particolare va proprio a Washington: la sua ricerca di realismo, con tanto di pilota/preparatore al seguito e ore di simulatore per gestire al meglio e in maniera verosimile la cabina di comando, colpisce il bersaglio in pieno centro proponendo una delle più intense interpretazioni della sua carriera.

Con un finale, senza svelare troppo, carico di emozioni, l’ultima fatica di Robert Zemeckis non delude; è impossibile non simpatizzare con il suo anti-eroe pieno di angosce e paure, incapace di fuggire da una vita che nonostante la rosea immagine di facciata lo sta trascinando verso l’abisso più profondo da cui solo lui saprà e potrà salvarsi.