La carriera di una donna è perennemente posta sotto pressione. Non basta, infatti, essere sempre impeccabili e non commettere errori professionali: purtroppo la donna è sempre giudicata da un punto di vista che esula dalle sue capacità lavorative.

Spesso, alcuni comportamenti possono costare la carriera di una donna. Non si tratta, come si diceva, di errori relativi al mestiere che si svolge, ma di quei comportamenti legati alla sfera e al comportamento femminile che, però, in un’ottica maschilista, assumono molta più importanza delle competenze professionali che una donna può avere.

Uno degli ostacoli alla carriera è chiamato Sindrome della Nice-Girl: vale a dire, quella sindrome che porta una donna a essere sempre graziosa e d’accordo con tutti. Lois Frankel, impegnata da anni nella battaglia contro il sabotaggio della carriera femminile, afferma che questa sindrome è strettamente legata al comportamento inculcato alle ragazze sin dall’infanzia.

Una donna, sin da piccola, viene educata per essere accondiscendente e piacevole con chiunque, cosa che però collude fortemente con il sistema di avanzamento di carriera: gli uomini, infatti, sono educati sin da bambini a essere indipendenti, competenti e a contare sempre sulle loro singole forze.

A rincarare la dose è anche un recente studio del Catalyst, un gruppo noprofit di New York che si occupa dell’analisi della carriera femminile nel mondo odierno. Secondo il Catalyst, si crede comunemente che la donna “si prenda cura” di ogni cosa, mentre gli uomini “si prendono carico” di qualsiasi problema. L’atteggiamento è ben diverso: secondo questo modo di vedere, le donne non hanno capacità di comando e controllo, mentre gli uomini sì. Per questo si pensa sempre che un CEO possa essere solo un uomo e mai una donna.

Qualora una donna, sul lavoro, si mostri sempre sensibile e amichevole, rischia di adombrare le proprie competenze professionali e di non avanzare nella carriera.

A questo si aggiunge il secondo errore: quello di non interloquire durante riunioni e incontri. Rimanere zitte e non esprimere idee, dubbi e proposte attorno al lavoro è un comportamento legato al fatto che una donna, appunto, è abituata ed educata a essere cortese, comprensiva e docile. Spesso teme che parlare apertamente al capo possa metterla in cattiva luce. Ma proporre e ottenere un feedback – qualunque esso sia – non farà altro che giovare alla carriera: si dimostrerà, così, di avere coraggio e forza da vendere. E se poi i superiori non ascoltassero per un pregiudizievole atteggiamento di chiusura, allora è meglio che le donne parlino e propongano ai colleghi. L’importante è mostrarsi competenti e combattive.

Il terzo errore che viene riscontrato è la tendenza delle donne a fare gossip e a chiacchierare molto sul posto di lavoro. Di sicuro, è sempre un atteggiamento collegato alla giovialità: tuttavia, il consiglio è quello di parlare poco della propria vita privata. In altre parole, è bene lasciare questi discorsi per la sorella o la migliore amica. Sul posto di lavoro la chiacchiera amichevole potrebbe essere equivocata e bollata come segno di un comportamento superficiale.

Infine, le donne devono avere una maggiore percezione della realtà. Tendono sempre a sminuire la situazione reale o a sminuirsi. Se ricevono premi o complimenti dal superiore, minimizzano la cosa; chiedono scusa, anche quando l’occasione prevederebbe di controbattere; seguono in modo troppo obbediente ciò che viene richiesto, senza obiettare qualora non siano d’accordo. Meglio avere una percezione più lucida della realtà e agire con prontezza.

Non significa, tuttavia, che le donne sul lavoro debbano comportarsi da uomini. Semmai, le donne devono tirare fuori quella parte fortemente competitiva, aggressiva, agguerrita e professionale che la società non riconosce, ma che ogni donna, per natura, possiede.

Fonte: Single Minded Women