Un inizio poco allettante, con uno stipendio più basso del reddito pro capite del nostro paese e che non regge l’inflazione. Gli insegnanti non se le passano bene, e non solo in Italia: in tutta Europa.

Il vecchio continente è unito anche dalla scarsa qualità del salario per i suoi insegnanti. Il dato emerge dallo studio Eurydice della Commissione Europea, che ha messo a confronto gli stipendi degli insegnanti e dei presidi nel settore pubblico dei 27 Stati membri più Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Turchia. Una popolazione di sei milioni di persone.

Il quadro è naturalmente molto variegato: in Danimarca e Austria si possono percepire a fine carriera anche 126 mila euro, mentre in alcuni paesi dell’est come Romania e Bulgaria la pensione è molto più bassa. L’Italia in questo contesto è il paese dove gli stipendi dei docenti vanno da un minimo di 23mila euro a un massimo di circa 35mila: stipendi dignitosi, ma sempre meno adeguati a fronteggiare la crisi economica e l’erosione del potere d’acquisto.

Il motivo è semplice: per vedere raddoppiati i costi e le bollette, basta un aumento dell’IVA che rincara vertiginosamente i prezzi (senza neppure delle ragioni valide). Per vedere raddoppiato lo stipendio, in Italia ci vorrebbero almeno vent’anni. A volte non basta un’intera carriera professionale.

È vero però che i numeri dello studio dicono che in gran parte dei paesi UE i docenti godono della massima retribuzione prevista, ma è un trucco statistico: è dovuto all’età avanzata del corpo docente. I nuovi ingressi, scarsi rispetto al bisogno, partono troppo indietro e non hanno speranza di raggiungere i loro colleghi più anziani.

Androulla Vassiliou, commissario europeo responsabile di questo settore, ha infatti approfittato della ricerca per invitare i laureati a intraprendere la carriera di insegnante, sottolineando però l’importanza di un fattore troppo spesso ignorato, quello economico.

«Nutro una sincera ammirazione per i nostri insegnanti, che contribuiscono in maniera essenziale alla vita dei ragazzi e alla nostra società. Danno forma ai nostri talenti futuri e occupano un ruolo centrale negli sforzi profusi dalla Commissione per aiutare gli Stati membri a migliorare la qualità dei loro sistemi di istruzione e formazione. Gli stipendi e le condizioni di lavoro sono di primaria importanza se vogliamo attirare e conservare gli insegnanti migliori.»

Fonte: Eurydice