Nove anni dopo la sua ultima fatica cinematografica di The Dreamers, {#Bernardo Bertolucci} ritorna sul grande schermo con {#Io e Te}, pellicola ispirata all’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, presente anche nelle vesti di sceneggiatore. Presentato fuori concorso alla 65ª edizione del {#Festival di Cannes}, il film affronta la solitudine gridata di un adolescente problematico, capace di mescolarsi esclusivamente all’altra solitudine difficile della sorellastra in un mix di anime inquiete alla ricerca della loro metà, verso una necessaria quanto sofferta liberazione.

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Bernardo Bertolucci ha scelto di affidare i ruoli dei due protagonisti di Io e Te a due giovani interpreti, quali Jacopo Olmo Antinori e Tea Falco, due personalità profondamente diverse ma perfettamente amalgamate davanti alla macchina da presa. Accanto a loro, ci sono la madre del ragazzo Arianna, interpretata da Sonia Bergamasco, e la nonna Veronica Lazar, mentre il ruolo dello psicologo è stato affidato all’attore e regista teatrale Pippo Delbono.

Il quattordicenne introverso Lorenzo (Antinori) cerca costantemente di evitare il contatto con gli altri, a partire dai bulli della scuola, fino alle bugie raccontate ai genitori per rimanere fuori dai conflitti interni al nucleo familiare. Anche la settimana bianca organizzata dalla propria classe diventa, all’improvviso, una situazione utile per tirarsi fuori dal gruppo: egli infatti si rifugia nella cantina del proprio palazzo, preparandosi con cibo e musica all’isolamento volontario per ben sette giorni. Quei momenti che potrebbero tornare utili per nascondersi da tutto e tutti, diventano però l’occasione per riavvicinarsi alla sorellastra Olivia (Falco), più grande di lui e tossicodipendente in crisi d’astinenza costretta a cercarsi un posto in cui trascorrere la notte. I due animi ribelli dei giovani dovranno condividere quel piccolo spazio, in attesa di ritornare alla realtà di tutti i giorni.

Due solitudini che s’incontrano e si leccano le ferite a vicenda, nonostante un’iniziale titubanza nell’aprirsi all’altro, fino al momento dell’inevitabile quanto necessaria liberazione: questo racconta Io e Te di Bernardo Bertolucci, perfettamente raccontato da Ragazzo solo, Ragazza Sola brano di Mogol interpretato da David Bowie, versione italiana della ben più nota Space Oddity del Duca Bianco, che ritorna più volte durante l’ora e mezza abbondante di pellicola. Un piccolo pianeta di un universo distante, quello della cantina in cui i due volenti o nolenti trascorrono sette lunghi giorni, cercando di farsi scivolare di dosso quello che c’è di doloroso nella quotidianità vissuta tra gli altri, i genitori troppo spesso superficiali, i coetanei violenti e caotici o la seduzione di quel mondo degli adulti che tanto chiede e poco dà in cambio.

Una fuga, certo, ma solo in un luogo chiuso e delimitato come quello della cantina è possibile: solo isolandosi dal resto del microcosmo a cui appartengono possono sperare di ritrovare il giusto slancio vitale che, dopo tutto e dopo tutti, può finalmente riportarli ad affrontare la propria esistenza. Un’attenzione particolare da parte di Bertolucci è stata concessa alla colonna sonora, lasciata scegliere appositamente al giovane Antinori eccetto per il brano di Bowie, che si dipana come filo conduttore attraverso i dolori del giovane Lorenzo, e che prova a distogliere l’attenzione dagli inevitabili piccoli difetti di cui di certo la pellicola non è esente, nonostante il risultato resti comunque valido e interessante.