A partire da sabato 17 settembre è entrato in vigore l’aumento dell’aliquota IVA ordinaria, che passa dal 20% al 21%.

I settori del mercato toccati sono quello dell’abbigliamento, dei gioielli, dei prodotti per la casa, auto moto e accessori oltre a tutti quei servizi che hanno a che fare con il settore ludico, dell’intrattenimento, dello sport, telecomunicazioni ed estetica. Nonostante molti generi alimentari siano stati esclusi da questo aumento perché applicate aliquote ridotte, alcuni prodotti di comune uso quotidiano costeranno di più. Tra questi, vino, succhi di frutta, birra, acqua minerale e tè.

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Questa la segnalazione da parte di Federalimentare. Secondo il presidente Filippo Ferrua, per evitare il rischio di un ulteriore calo dei consumi sarà necessario abbassare il carico fiscale sia sul lavoro che sulle imprese. Così ha infatti commentato in occasione dell’VIII Forum dei Giovani Imprenditori di Federalimentare in corso a Fasano:

“L’aumento del’IVA al 21% sui prodotti alimentari colpirà le famiglie con un aggravio di spesa di oltre 600 milioni di euro e rischia di compromettere ogni prospettiva di rilancio dei consumi, con un forte impatto sulle attività della filiera agroalimentare, dall’agricoltura all’industria fino alla distribuzione.”

Secondo le stime di Federalimentare, l’aumento della spesa quotidiana per gli italiani sarà di circa 50 centesimi al giorno, per un totale di 180 euro in più all’anno.

Fonte: Eco del Denaro