Kirsten Dunst, attualmente nelle sale cinematografiche con il film di Lars Von Trier “Melancholia” dove interpreta una giovane caduta in depressione, pare proprio che con la protagonista del suo film abbia più cose in comune di quanto si pensi.

Kristen Dunst, con una carriera da attrice che inizia a soli 10 anni in “Intervista col vampiro”, ha confessato solo adesso di aver sofferto per due lunghi anni di depressione, ma di esserne finalmente guarita.

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Da come racconta la bella 29enne, il suo malessere è nato circa tre anni fa, nel 2008, quando su di sé si è abbattuto come un macigno il peso delle responsabilità che non avrebbe mai voluto disattendere, soprattutto per una come lei, sempre sotto i riflettori e costantemente seguita dai media.

Così, la decisione di prendersi una pausa e allontanarsi dall’ambiente hollywoodiano forse troppo soffocante è stata l’unica soluzione:

«Dopo alcune settimane di malessere profondo, ho seguito il consiglio di parenti e amici fidati e sono andata alla Cirque Lodge, una clinica americana per il trattamento delle dipendenze e della depressione. È situata a Sundance, tra le montagne dello Utah. Ho fatto benissimo a ricoverarmi. In pochi mesi sono resuscitata».

L’attrice, oggi assolutamente un’altra persona, rivela di essere stata persino sul punto di lasciare la recitazione, perché forse a vent’anni era necessario mettere da parte per un po’ la Kirsten attrice e concentrarsi, invece, sulla Kirsten ragazza qualunque, che dimostra ancora oggi di non aver dimenticato, mostrandosi semplice e per niente in cerca di popolarità. Difficile è infatti vederla in qualche party hollywoodiano per pura visibilità, e se succede, è solo in vista di première dei suoi film.

In merito a ciò che l’è successo e il suo ruolo nel film di Von Trier afferma:

«Se non mi fossi aperta al percorso terapeutico non avrei potuto tornare a lavorare, e meno che mai recitare in un film doloroso come “Melancholia”, tutto imperniato sulla depressione. Quella del regista Lars von Trier, però, non la mia!».

Fonte: Corriere della Sera