Con {#La Nave Dolce} Daniele Vicari affronta per la prima volta il mondo del documentario, raccontando la storia della Vlora, la nave che l’8 agosto del 1991 approdò al porto di Bari con un immenso carico di uomini: ben ventimila persone, cittadini albanesi, partiti da Durazzo verso il miraggio di una vita migliore nel bel Paese. Tantissime persone che, per caso o per fortuna, si sono ritrovate sulla nave dolce, come è stata chiamata dal regista di {#Diaz – Don’t Clean Up This Blood} per il suo carico di zucchero imbarcato a Cuba verso le coste della città di Valona.

Galleria di immagini: La Nave Dolce

Lo stesso Daniele Vicari ha raccontato la sua esperienza, il suo vissuto di quel caldo 8 agosto che l’ha spinto ad affrontare l’esperienza de La Nave Dolce; allora giovane studente di comunicazione e cinema, il regista reatino ha confessato la sua reazione davanti alle immagini nude e crude diffuse dai mezzi di comunicazione:

«Nel 1991 avevo ventiquattro anni ed ero uno studente universitario impegnato politicamente. Di quell’anno ricordo bene gli avvenimenti. Avvenimenti epocali come la guerra in Iraq, lo scioglimento dell’URSS e l’arrivo della Vlora. Ricordo l’arrivo della Vlora come una sorta di cataclisma mediatico. Questa nave colma di esseri umani che fuggono da una condizione che non ritengono più sopportabile, nudi e sofferenti, si contrappose alle immagini della guerra in Iraq che fu una sorta di orrendo “videogioco” fatto di traccianti notturni, obiettivi di missili che scomparivano al momento dell’impatto, immagini satellitari anonime e grigie».

Immagini di repertorio e testimonianze s’intrecciano nei novanta minuti di pellicola, raccontati da coloro che erano sulla nave e che hanno vissuto in prima persona il difficilissimo viaggio verso l’Italia sulla nave del capitano Halim Milaqi, uno dei volti presenti nel documentario. Cittadini comuni di ogni età, tra cui anche l’allora giovanissimo Kledi Kadiu diventato in seguito ballerino di successo grazie la partecipazione ad alcune trasmissioni televisive di successo; c’era anche Robert Budina, allora giovane col sogno dello studio del cinema e ora regista e produttore cinematografico, insieme Ali Margjeka, diventato rappresentante sindacale Cisal della Federazione Lavoratori Stranieri in Puglia o Eva Karafili, traduttrice e badante saltuaria.

C’erano anche molti italiani al porto di Bari, come l’ispettore della Polizia di frontiera del Porto di bari Nicola Montano o Luca Turi, il fotografo che immortalò lo sbarco della Vlora che nel tempo ha fatto il giro del mondo. Tra i filmati di repertorio non manca neanche quello dello scontro verbale tra l’allora sindaco del capoluogo pugliese Enrico Dalfino e Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti in carica come Presidente della Repubblica; duro il suo attacco all’operato di Dalfino e dell’assessore alla Sanità del comune Vito Leccese a causa dei tentativi di cooperazione con coloro che erano stati letteralmente segregati nello stadio delle Vittorie.

Un documentario particolarmente ricco di materiali, il documentario di Daniele Vicari punta l’attenzione sui risvolti umani della vicenda, senza discostarsi in maniera evidente dai canoni del genere. Interessante e accurato, riporta l’attenzione su uno degli avvenimenti più toccanti degli ultimi anni, facendo riemergere alla memoria le sensazioni e le emozioni vissute dai presenti in quei giorni di concitata agitazione.