Una class action sta per coinvolgere l’icona pop del momento: Lady Gaga. A quanto pare, non tutti hanno apprezzato l’iniziativa di “We pray for Japan“, il braccialetto di gomma venduto per una raccolta fondi di beneficenza in favore delle vittime dello {#tsunami} in Giappone.

La cantante, che proprio la scorsa settimana ha visitato la nazione asiatica per confermare il proprio supporto e consegnare i primi fondi, è accusata di aver gonfiato le spese di spedizione per il proprio tornaconto personale. Una questione, quest’ultima, che rischia di sollevare un vero e proprio scandalo per la più impegnata delle popstar, almeno dal punto di vista politico.

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La questione è sollevata da 1800lawfirm.com, un’associazione di legali che ha scoperto come, oltre al costo del braccialetto, fossero incluse delle tariffe aggiuntive per le tasse e per la consegna. Secondo gli avvocati che hanno aperto la class action, le tasse per compensi di beneficenza non sarebbero giustificate dall’ordinamento e, per questo, si ipotizza che sia stato lo staff della cantante ad intascarsele.

A questo si aggiunga come nell’azione legale si ipotizzi che Gaga abbia volutamente gonfiato i dati sul numero delle vendite, all’unico scopo di far clamore e spingerne i fan all’acquisto. Un fatto, quest’ultimo, che tuttavia deve essere ancora confermato dall’ammontare dei fonti effettivamente consegnati in beneficenza alla popolazione giapponese.

La diva di “{#Born This Way}” non ha al momento commentato le accuse perché proprio impegnata nelle attività di supporto al {#Giappone}, quali ad esempio un concerto ad hoc organizzato dall’emittente MTV. In attesa, perciò, di un’eventuale contromossa della popstar, la speranza è che la paladina musicale delle minoranze non sia davvero caduta in un meschino tentativo di truffa.