Per trovare lavoro, LinkedIn sembra essere diventato uno dei canali privilegiati: una vera e propria vetrina in cui descriversi a livello professionale, con la speranza che qualche potenziale datore di lavoro esamini i profili dei candidati con interesse.

Foto e curriculum hanno un ruolo preponderante nel delineare una figura lavorativa su LinkedIn: ma anche la descrizione libera e il resoconto finale diventano di fondamentale importanza per dipingere il ruolo professionale. Anzi, è proprio quel resoconto, redatto senza l’aiuto di compilazioni meccaniche, a poter fare la differenza nel trovare lavoro.

Il resoconto sarà il banco di prova per dimostrare chi si è e come si ragiona. Tuttavia, le parole utilizzate dai lavoratori nei loro profili LinkedIn sono sempre le stesse: nella massa dei milioni di lavoratori, usare le stesse formule non è affatto una mossa intelligente. La parola “creativo” appare in continuazione: ma applicare su di sé le stesse “etichette” utilizzate da altri non è indice di persona creativa e smentisce linguisticamente il modo in cui si vuole apparire.

Una recente ricerca ha analizzato i 135 milioni di profili LinkedIn, sia in lingua inglese che in altre lingue: anche nella traduzione si tendono a mantenere le stesse formule usate in inglese. Le parole più utilizzate sono proprio quelle che meno delineano la figura di un individuo in quanto lavoratore.

“Creativo”, “innovativo“, “dinamico“, “motivato” non sono di alcun aiuto per un datore di lavoro, né sono utili per districarsi nella giungla di aspiranti lavoratori. Si tratta, infatti, di informazioni generiche, molto spesso scritte per fare bella figura, ma che non bucano lo schermo. Di fronte a una serie di profili tutti uguali, il datore di lavoro sceglierà quello che utilizzerà parole diverse e termini che vadano sullo specifico.

Allo stesso modo, “problem solving“, “capacità di comunicazione” e “capacità organizzativa” non sono formule esaustive, ma si riducono a essere espressioni vuote. “Efficace“, “esperienza” e “esperienza precedente” sono le ultime tre etichette che, secondo gli analisti di LinkedIn, andrebbero evitate.

Come uscire fuori dal marasma di parole abusate? L’unico modo per colpire è evitare formule e frasi generiche come quelle ora elencate, ma descriversi andando nello specifico. ad esempio, anziché usare la parola “lunga esperienza nel campo”, bisogna indicare precisamente quanti anni o quanti mesi si è lavorato in quel determinato settore. Anziché usare “problem solving” o “capacità organizzativa” bisogna descrivere situazioni specifiche in cui si è messa alla prova la propria capacità di organizzare il lavoro, di dirigere i colleghi, di realizzare e portare a compimento progetti.

“Creativo” deve essere sostituita con la descrizione minuziosa del proprio lavoro: solo attraverso il racconto di progetti e specifiche creazioni si può dimostrare di essere realmente creativi.

In altre parole, solo indicando l’attività pratica, le mansioni svolte e le esperienze dirette è possibile riuscire a distinguersi nel caos di profili che, altrimenti, rischiano di essere tutti uguali e indistinguibili e di scadere nella banalità.

Fonte: Brazen