Subire mobbing dopo la maternità è purtroppo più comune di quanto si pensi: non si parla solo di atteggiamenti ingiusti da parte del datore di lavoro, ma anche del comune modo di agire dei colleghi, i quali spesso si schierano contro la neomamma portando avanti comportamenti vessatori.

Dal Regno Unito arriva, tuttavia, una sentenza esemplare a proposito di un episodio di mobbing sul lavoro vissuto da una donna medico: lei è Eva Michalak, prima donna al mondo ad aver ottenuto un risarcimento milionario per i danni subiti sul luogo di lavoro al rientro dalla maternità. Oltre 5 milioni di euro, perfettamente giustificati se si pensa al trattamento riservatole dai colleghi.

Professionista in una clinica del West Yorkshire, Eva si è assentata per alcuni mesi a causa della gravidanza, tornando operativa dopo la nascita del bambino. È stato in seguito a questo periodo di congedo che la donna, ora cinquantaquattrenne, ha iniziato a subire calunnie, accuse infondate e trattamenti non equi da parte dei colleghi, forse stanchi e risentiti a causa dell’incremento del carico di lavoro.

L’episodio più traumatico, tuttavia, è stata l’accusa di non sapersi rapportare con i medici più giovani, affermazione che è costata alla donna l’impossibilità di lavorare fianco a fianco con loro nonché un forte stress al limite dell’esaurimento nervoso. Il risultato di tale comportamento è stato l’inevitabile abbandono del posto di lavoro da parte della dottoressa, seguito tuttavia a una denuncia per discriminazione sessuale e razziale.

Una causa contro la struttura ospedaliera che, alla fine, ha portato alla netta vittoria della protagonista della vicenda, risarcita per i danni alla psiche subiti ma soprattutto per aver dovuto rinunciare alla carriera. La sentenza, che sottolinea l’aspra condanna dei giudici, mette in chiaro le possibili conseguenze di un atto di mobbing, in qualunque settore lavorativo.

«Siamo oltraggiati per come si è comportato il datore di lavoro. La richiedente ha perso il suo ruolo e il suo status. Non tornerà mai più a esercitare il suo lavoro di medico, una professione che lei amava. Secondo il nostro punto di vista la richiedente, con tutto quello che ha passato, ha diritto a un ampio risarcimento

Fonte: Guardian