Sentirsi fischiare o fare apprezzamenti del tutto allusivi da perfetti sconosciuti è sempre fastidioso per le donne, figuriamoci se questo accade più di 100 volte in sole 10 ore. Questo è quanto successo tra alcuni quartieri di New York dove Shoshana B. Roberts, un’attrice di 24 anni, si è fatta riprendere di nascosto da una telecamera per documentare e denunciare le molestie a sfondo sessuale, che sono all’ordine del giorno per le strade della grande mela.

Una ragazza, carina sì, ma vestita in maniera del tutto appropriata con jeans e maglietta accollata non riesce a percorrere una breve distanza senza venire importunata da qualcuno che, anche per un semplice “ciao”, iniziano a fare conversazione con Shoshana, dicendole quanto era bella, chiedendole il numero di telefono. Il tutto senza una minima risposta da parte della ragazza ma alcuni individui, oltre ad avvicinarsi troppo hanno cominciato a seguirla anche per diversi minuti.

Il video,  pensato e realizzato da Rob Bliss – che lavora in un’agenzia di marketing e fa parte di una campagna di Hollaback che opera in tutto il mondo contro le molestie di genere – non poteva che fare il giro del mondo sollevando l’indignazione del generale tra migliaia di commenti, facendo nascere un dibattito su una questione che è all’ordine del giorno, ma che a riguardo viene fatto ancora ben poco. Un dibattito che secondo il Washington Post ha preso una piega inquietante tanto che, dopo il boom di visualizzazioni in rete sia il produttore del filmato, sia chi ne ha preso parte – come coloro che lavorano all’interno dell’organizzazione, ma in special modo la ragazza 24 enne -, avrebbero ricevuto minacce di morte e di stupro.

A riguardo anche la cofondatrice e direttrice di Hollaback, Emily May, ha voluto parlare, dichiarando: “Il video colpisce un nervo scoperto. Penso che quello che stanno cercando di fare con le minacce è spaventare Shoshana e spaventare noi in modo da non farci più parlare. Ma tutte e due diciamo ‘no': abbiamo bisogno di raccontare queste cose perché se non lo facciamo, se non insistiamo, allora niente di tutto questo potrà mai cambiare”. Spiegando poi come un semplice “ciao” o un complimento non sia proprio sempre negativo, ma che il tutto dipende da come lo dici, dall’intenzione ed intonazione che fanno percepire e ovviamente non fanno sentire a proprio agio la persona.

E questo lo possiamo notare dall’atteggiamento della protagonista, che alla fine dell’esperienza ha raccontato le sue sensazioni dichiarando “Quella notte ho pianto; ho messo della musica. Ho fatto dei respiri profondi. Ho abbracciato il mio ragazzo e ho chiamato mia madre semplicemente perché avevo bisogno di sentirmi dire che mi voleva bene, che stavo facendo tutto questo perché credo in questa causa. Avevo il bisogno di sentirmi dire che era orgogliosa di me, e lo è”.