I neonati prematuri sono circa 40 mila ogni anno solo in Italia. Questa è la situazione relativa alle nascite pretermine, resa nota alla vigilia della Giornata Mondiale del Neonato Pretermine che cade il 17 novembre.

Questi dati si incrociano, tuttavia, con altri relativi alle conseguenze legate ai parti prematuri e che riguardano la crescita dei neonati: la maggior parte delle mamme, infatti, non è a conoscenza delle problematiche che ruotano intorno alle gravidanze che si concludono in anticipo.

L’indagine, commissionata da Abbott e promossa dall’Istituto di ricerca P/S/L Research, ha coinvolto circa 1300 donne in gravidanza, o già mamme di bambini, provenienti dal tredici paesi del mondo. Secondo la ricerca, due terzi delle intervistate ha dichiarato di non essere informata sulle nozioni base del parto prematuro, e un buon 42% è a conoscenza dei rischi ma, in ogni caso, ignora la reale incidenza del problema.

«Ogni anno nel mondo nascono circa 13 milioni di neonati prematuri, circa 40.000 solo in Italia e il rischio è in aumento. La brusca interruzione del processo di maturazione fisica e psicologica del bambino può implicare difficoltà nello sviluppo psico-affettivo e relazionale di tutta la famiglia, lasciata molto spesso senza sufficienti informazioni e senza un adeguato sostegno ai genitori.»

Martina Buscagnin, Presidente del’associazione “Vivere Onlus”, spiega così come un neonato prematuro possa maturare in seguito difficoltà anche legate alle relazioni familiari, che nella maggioranza dei casi si aggravano a causa della carenza di informazioni e preparazione dei genitori.

Le mamme italiane, comunque, sembrano meglio informate rispetto alle donne delle altre nazioni europee: solo il 17% ha infatti ammesso di non conoscere la stessa definizione di parto prematuro, che può chiamarsi tale solo se la nascita del bambino avviene prima della trentasettesima settimana di gravidanza.

La percentuale di nascite premature è pari al 10% dei parti totali, e le conseguenze per i neonati riguardano possibili difficoltà respiratorie, a livello cardiovascolare e gastrointestinale. È anche vero, però, che i parti pretermine sono ancora oggi la principale causa di morte neonatale, dovuta alla mancata maturazione di alcuni organi e funzioni che raggiungono la piena completezza solo poco prima del termine delle quaranta settimane.

Fonte: Quotidiano Sanità