Un meccanico argentino, Jorge Odòn, osserva su YouTube il funzionamento di un cavatappi: no, non è l’incipit di un film di Tarantino, ma il momento in cui nasce l’idea di un nuovo dispositivo capace di aiutare i bambini a venire al mondo con lo scopo di affiancare la ventosa e sostituire definitivamente un altro oggetto che ha fatto la storia della pratica medica in ostetricia, il forcipe. Tale pinza scomponibile in grado di estrarre il bambino dall’utero in caso di parti difficili, fu inventata nel 1572 da Peter Chamberlen, chirurgo-ostetrico rifugiatosi a Londra dopo la tragica Notte di San Bartolomeo, e venne proibita in Giappone già nel 1930 per i molteplici rischi che comportava.

Infatti, l’uso del forcipe può comportare lesioni gravi alle pareti vaginali e al collo dell’utero della madre, mentre per il bambino i danni sono di tipo neurologico e vanno da emorragie cerebrali, fratture delle ossa del collo e via dicendo. In Italia l’uso del forcipe non è proibito, ma oggi nella pratica è evitato a favore della ventosa.

Proprio a questa si affianca l’Odòn, il dispositivo che prende il nome dal suo inventore che ha realizzato il primo prototipo dello strumento nella sua cucina: da lì, l’invenzione del tecnico automobilistico ne ha fatta di strada. A fine 2013 l’OMS (l’Organizzazione Mondiale per la Sanità) e la società di tecnologia medica Becton, Dickinson and Company (BDC) hanno annunciato una collaborazione per svilupparla, dopo averla giudicata innovativa, sicura e facile da usare.

Ma come è fatto l’Odòn? Si tratta di una sorta di manicotto gonfiabile di plastica lubrificata da avvolgere intorno alla testa del bambino: una volta gonfiato, tira fuori il nascituro senza rischi. Sperimentato in diversi Paesi, in Italia è al centro di uno studio coordinato dalla Università di Perugia. “Può salvare molti bambini nei paesi poveri ed evitare molti cesarei“, ha detto al New York Times Mario Merialdi, coordinatore del dipartimento di salute materna e perinatale per l’OMS.

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