Dopo la presentazione al Bif&st, Bari International Film&Tv Festival, arriva nelle sale cinematografiche italiane “Passannante“, opera prima di Sergio Colabona sulla storia dell’anarchico che nel 1878 attentò alla vita di Umberto I con un piccolo coltello in nome della repubblica, dei diritti e della dignità dell’uomo. Un terribile episodio della nostra storia recente, riportato alla luce dopo anni di oblio per raccontare alle generazioni future uno spaccato vergognoso della casata reggente dei Savoia.

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A vestire i panni del giovane protagonista è Fabio Troiano, candidato al David di Donatello come Miglior Attore non protagonista nel 2005 per il film “Dopo mezzanotte” di Davide Ferrario, mentre sono Ulderico Pesce, Andrea Satta, del gruppo musicale Têtes de Bois, e Alberto Gimignani a formare il trio che decide di portare avanti la dura lotta per riportare a casa i resti di Passannante. Sicuramente degne di nota sono anche le musiche composte dalla band di Satta, in parte riprese dallo spettacolo di Pesce, “L’innaffiatore del cervello di Passannante”, che negli ultimi anni è stato riproposto in moltissimi teatri italiani.

Giovanni Passannante (Troiano) è un giovane cuoco lucano di ventinove anni che, profondamente colpito dagli ideali rivoluzionari mazziniani, nel 1878 tenta di colpire il Re d’Italia Umberto I con un piccolo coltello per rivendicare i diritti fondamentali dell’uomo nella sua terra natìa. Nonostante il Re esca quasi incolume dall’accaduto, Passannante viene condannato prima a morte e poi “graziato”, con la pena convertita in una segreta di un carcere sotto al livello del mare. Dopo anni di reclusione, una vera e propria tortura che lo portano alla pazzia, alla cecità e a gravi malattie causate dalle condizioni insostenibili alle quali viene sottoposto quotidianamente, viene infine traslato in un manicomio criminale dove muore nel 1910. È così che il cranio e il cervello finiscono esposti nel Museo Criminologico di Roma, con la denominazione “Giovanni Passannante, criminale comune”. Col passare degli anni, la sua storia cade lentamente nel dimenticatoio fin quando tre uomini, un attore (Pesce), un giornalista (Gimignani) e un musicista (Satta), decidono di portare avanti la battaglia per riportarne i resti nella sua Salvia di Lucania, coinvolgendo ognuno con i propri mezzi tutti coloro che decidono di ascoltare la toccante storia di Passannante.

Nato da un’idea a più mani di Sergio Colabona, regista di alcune importanti trasmissioni trasmesse dai principali network televisivi italiani, e Ulderico Pesce, “Passannante” è una gradevole commistione di generi; dalla narrazione storica ai momenti di puro teatro colti direttamente dallo spettacolo dell’attore della Basilicata, passando per gli spezzoni di servizi giornalisti sulla famiglia Savoia, il film tenta di attingere a mani aperte dalla storia coinvolgendo in maniera del tutto genuina e sincera gli spettatori che, forse per la prima volta dai tempi della scuola, affrontano uno dei momenti più scuri della casata reale che ha accompagnato i primi anni della nascente Italia.

Sebbene non manchino alcune pecche prettamente riconducibili proprio alla scelta stilistica di continui e talvolta confusionari salti temporali, la pellicola recupera con le intense ricostruzioni storiche, supportate da un’abile scenografia curata nei dettagli, e con le interpretazioni mai fredde e distaccate. Distribuito in prima battuta solo in alcune città italiane ed esclusivamente in poche sale cinematografiche, “Passannante” paga indubbiamente lo scotto della pellicola dalle tematiche impegnate, con l’aggravante involontaria di essere meno appetibile di quanto possano essere le controparti d’oltreoceano con alle spalle investimenti di budget milionari.