Le allergie nei bambini sono in continuo aumento. Venti anni fa solo il 7 per cento dei bambini italiani ne soffriva, oggi, invece, la percentuale degli allergici è salita al 25 per cento. Sono numerosi i fattori che concorrono allo scatenarsi delle allergie nei bambini sempre più piccoli. Le cause, tutte ancora da stabilire con sicurezza, sono molteplici e vanno dall’aumento dell’inquinamento atmosferico, al miglioramento delle condizioni igieniche. Tuttavia, ancora oggi, è molto difficile riuscire a individuare con prontezza una manifestazione allergica e, soprattutto, a prevenirla.

Recenti studi, svolti presso la clinica pneumologica dell’Università di Genova, hanno appurato che le allergie possono essere prevenute già durante la gravidanza: i comportamenti della madre, uniti a fattori esterni incontrollabili, possono generare allergia nel nascituro. Le allergie possono essere di tre tipi: respiratorie, alimentari e della pelle. Le allergie respiratorie colpiscono il 30% della popolazione italiana e possono essere divise in stagionali e perenni, a seconda del fattore scatenante.

I pollini scateneranno l’allergia solo in primavera, mentre l’acaro è presente tutto l’anno. Le allergie alimentari sono tra le più complicate, spesso confuse con altre malattie; di solito, basta eliminare l’alimento che provoca l’allergia per mantenersi in salute. ad esempio, l’allergia al glutine è tra quelle che oggi, maggiormente, vengono riscontrate in età pediatrica. Infine, l’allergia della pelle si manifesta soprattutto nella dermatite da contatto, che si può risolvere allontanando, per quanto possibile, l’oggetto che provoca allergia.

Il capitolo allergie nei bambini non è affatto semplice da dipanare. Oggi le diagnosi permettono di scoprire l’allergia in età sempre più precoce, evitando che i danni all’organismo siano di grave entità. Tuttavia, un bimbo non può sottostare alle stesse cure cui sono sottoposti gli adulti e le cose diventano molto più complicate.

Proprio per questo motivo, la scienza e la ricerca, ultimamente, si stanno muovendo per cercare di prevenire il problema. È ormai chiaro che una serie di fattori, legati all’inquinamento, al fumo e all’alimentazione, scatena l’allergia. La gravidanza sembra essere il momento privilegiato per la prevenzione. Tutto ciò che fa la mamma durante i nove mesi si riversa sul bambino.

Innanzitutto, i medici consigliano di non fumare in gravidanza e di non esporre il neonato al fumo. In secondo luogo, durante la gestazione non si deve mangiare cibo spazzatura, ma seguire la dieta mediterranea: questa, infatti, ha un’importante funzione protettiva; in particolare, tale funzione protettiva è affidata agli acidi grassi polinsaturi, ai micronutrienti e alle vitamine C, D ed E. Non bisogna utilizzare alcuni farmaci, quali paracetamolo, antibiotici e antiacidi. Infine, il latte materno avrebbe un grandissimo ruolo protettivo: ideale sarebbe poter allattare il bambino fino ai sei mesi e solo dopo iniziare lo svezzamento. Sembrerebbe, poi, che l’uso di probiotici nell’alimentazione eviterebbe la formazione di eczemi, ma non di allergie alimentari. Appare chiaro che ancora molto deve essere fatto.

Inoltre, un ruolo fondamentale, ma purtroppo fuori del controllo di medici e mamme, è giocato dall’inquinamento: in una città molto inquinata è probabile che il bambino sviluppi più facilmente una reazione allergica.

Nonostante gli studi e le ricerche, ancora oggi è molto difficile prevenire e prevedere l’insorgenza di un’allergia. Tuttavia, assumere comportamenti corretti durante la gravidanza di sicuro gioverà al nascituro oltre che alla salute della mamma.

Fonte: Corriere