Il Profeta” è un film drammatico diretto da Jacques Audiard, in uscita al cinema oggi.

Dopo aver sbancato ai César, con ben 9 statuette, ed essere stato candidato agli Oscar hollywoodiani come Miglior Film Straniero, dopo aver vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes e il Bafta a Londra, il film che ha scandalizzato la Francia arriva finalmente sugli schermi italiani.

Malik El Djebena è un ragazzo di diciotto anni ed è analfabeta. Si ritrova a dover scontare sei anni di carcere per aver sparato a un poliziotto. Fin dal suo arrivo in prigione, Malik si mostra come un ragazzo fragile, solo, piegato dagli sfortunati eventi della sua giovane vita.

Ma la vita in prigione non è facile e Malik deve imparare a sopravvivere se non vuol morire. Così il giovane, grazie alle sue abilità di adattamento e al suo coraggio, riuscirà prima a entrare sotto la protezione di altri detenuti, poi a diventarne leader egli stesso.

“Il Profeta” è la storia di una vendetta, un romanzo di formazione, un’allegoria politica in cui il giovane protagonista è il diciannovenne Malik El Djebena, interpretato magistralmente dall’esordiente e pluripremiato Tahar Rahim.

Il regista Audiard, con questo film duro e crudele, racconta una storia di sopravvivenza, quella del giovane Malik destinato a trasformarsi da vittima a criminale a causa di una società cieca e sorda al suo richiamo di aiuto.

Il carcere diventa un microcosmo di rapporti di potere, dove solo il più forte può sopravvivere. Il microcosmo è una sorta di torre di Babele dove si parlano mille idiomi diversi, dove mille tradizioni e culture si scontrano ogni giorno. L’unico elemento che li accomuna è la relazione di potere, la forza, a cui tutti volenti o nolenti, devono sottostare.

Il carcere è lo specchio della società odierna: la sua popolazione è divisa tra gruppi di diverse etnie, il loro conflitto viene semplicemente acutizzato dall’ambiente.

Il governo francese, sentitosi criticato da questo film, naturalmente ha espresso il suo dissenso. Il film in realtà, sembra riflettere e criticare non solo la società multietnica francese, bensì più in generale quella europea.