Baaria” deriva dal fenicio, l’attuale “Bagheria”, paese vicino Palermo e luogo di provenienza del regista. Il film è tutto incentrato qui e riprende la vita di molti dei personaggi davvero poco comuni del posto, attraverso tre generazioni. Giuseppe Tornatore non si discute, come pochi dirige una macchina da presa, il maestro è un virtuoso delle inquadrature.

E concordo con molti dei critici che hanno avvicinato Baaria ad “Amarcord” di Fellini, credo che sia proprio così, con “Baaria” Tornatore ha reso un omaggio alla sua infanzia, ancor più che in “Nuovo cinema Paradiso”.

Il badget che il regista palermitano aveva a disposizione era davvero enorme, 25 milioni di euro, questo è stato dichiarato nella conferenza stampa a Venezia. Non è un caso che siano esplose polemiche da parte di ministri e onorevoli, a causa dei fondi investiti in produzioni cinematografiche. Bisogna anche ammettere che nel film ciò che è stato investito si riflette in ogni inquadratura.

Il cast è ottimo, su tutti metterei l’interpretazione di Michele Placido. Funzionali e bravi anche Scianna e la Madé. Ciò che però va imputato al regista e sceneggiatore, è che il progetto spesso appare troppo intimo, davvero personale.

Il fantasticare del bambino durante il periodo fascista ha una certa plausibilità, ma in ogni caso il film ha un sguardo troppo sbrigativo sulla storia, intesa come vicenda nazional-popolari. Le immagini sono forti, ma non trasmettono emozioni, sono poche quelle che si provano se rapportate ai 150 minuti di storia. Ampolloso e troppo carico.

  • Baaria: Produzione Italia/Francia;
  • regia e sceneggiatura: Giuseppe Tornatore;
  • attori: Luigi Lo Cascio, Lina Sastri, Michele Placido, Maonica Bellucci, Francesco Scianna, Margareth Madé;
  • musiche:Ennio Morricone;
  • distribuzione Medusa.