Il caso di Sakineh Mohammadi-Ashtiani ormai ha conquistato un’importanza mondiale: numerosi enti e associazioni si sono mobilitati affinché nessuno venga condannato alla lapidazione.

È proprio per questo che l’avvocato Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace, si sta impegnando più di tutti proprio per impedire ulteriori violazioni dei diritti umani.

In una recente intervista pubblicata su Repubblica.it, l’avvocatessa iraniana dichiara:

Oltre alla donna condannata per adulterio, sono in molte ad attendere la morte per lapidazione. E anche quattro uomini. Battiamoci per porre fine a questa pratica barbara, e alla pena capitale in generale.

Ebadi, inoltre, parla di altre condanne alla lapidazione, come nel caso di una giovane giornalista, Shiva Nazarahari, accusata di “cospirazione contro Dio” per il solo fatto di avere scritto degli articoli contro il regime. Le è stata concessa la libertà su cauzione, ma nulla garantisce che, a fine processo, non venga condannata a morte.

Anche gli omosessuali rischiano la pena di morte in Iran, come il caso di Ebrahim Hamidi, un 18enne condannato all’impiccagione e di cui non si hanno notizie certe. Secondo Shiri, però, la sua situazione sarebbe ancora più precaria di quella di Sakineh, in quanto se ne parla molto meno.

In merito al destino di Sakineh, Shirin non appare molto fiduciosa:

Non ho nessuna fiducia nell’attuale governo iraniano. Solo il capo del potere giudiziario ha il diritto di presentare una domanda di grazia. E questa va presentata alla Guida suprema: l’ayatollah Khamenei. È a lui che conviene indirizzare i nostri appelli alla clemenza.