L’FBI dichiarò che, in ospedale, il suo cuore batteva ancora; i testimoni presenti dissero di vedere il corpo a terra muoversi per qualche istante, poi inerme, al suolo, avvolto da una macchia scarlatta. Il 15 Luglio 1997, poco prima delle nove di mattina (ore quindici italiane), sulla scalinata della fiabesca villa di South Miami Beach in Florida, si spegneva una delle menti più brillanti del mondo della Moda: Gianni Versace.

Robusto, sorridente, sempre elegantissimo e affascinante nei modi, Gianni Versace, di origini calabresi e cresciuto nella sartoria della mamma, fu uno dei capisaldi della moda nazionale – e non solo – a partire dall’esordio, nel Marzo 1978, a “La Permanente” di Milano. Emblema del fashion system e della ricerca italiana, un’identità unica e frastagliata, Versace fu uno dei personaggi chiave che, assieme a pochi altri stilisti, riuscì a diventare il perno di transizione tra i raffinati Anni ’70 ed i caotici Anni ’80, fino a sfociare nel tripudio Pop degli Anni ’90. Qui di seguito ricostruiremo la storia della Maison Gianni Versace evidenziandone i tratti distintivi.

A caratterizzare il sapore della Maison vi erano la ricerca dei tessuti e gli abili tagli che costruivano una femminilità innovativa. Lo stile sgargiante, a tratti stravagante, e molto elaborato riuscì ad incarnare una bellezza nuova, dirompente, divertente e, soprattutto, elegante. Sotto i riflettori, a battere le mani alla fine della sfilata, top model del calibro di Naomi Campbell e artisti, tra cui star del cinema e della musica – da Elton John a Bon Jovi, da Sylvester Stallone a Madonna, spesso protagonisti del suo advertising – con cui lo Stilista aveva solidi rapporti di amicizia.

Nel 1979, anno successivo alla fondazione della Gianni Versace S.p.A., attualmente sotto la presidenza di Santo Versace e con la direzione artistica di Donatella Versace, rispettivamente fratello e sorella dello Stilista, il fotografo Richard Avedon iniziò la collaborazione con la Maison, firmando alcune delle più celebri campagne pubblicitarie del marchio. Helmut Newton, Bruce Weber, Steven Meisel e Herb Ritts sono solo alcuni dei nomi dei fotografi di fama internazionale e mondiale che si alterneranno per immortalare la bellezza senza tempo dello Stilista.

Gli anni Ottanta iniziano con lo scandalo, con una femminilità ruggente, aggressiva, fasciata di pelle nera e dall’essenza sadomaso che ne esasperano il fascino, rappresentando il momento di cesura con un passato che, per ovvi motivi storici, era necessario chiudere per costruire il futuro. Poi le stampe, elemento cardine della Maison, che richiamano il barocco e l’arte ellenica, mostrando al mondo un Gianni Versace fluido, capace di domare ogni realtà ed ogni immaginario. La sperimentazione, ineguagliabile nel suo genere, diventa la colonna portante di anni nei quali esplode il suo estro e la sua perfezione.

Istante, Versus, Versace Jeans Couture e Versace Jeans Signatures sono i progetti che si accavallano tra la fine del decennio precedente e gli anni Novanta. Il crollo del Muro di Berlino spalanca spiragli all’eccentrica bellezza femminile, portando sempre più all’apice un Gianni Versace che, a partire dal 1993, sarà costretto a ritirarsi, per breve tempo, dalle scene mondiali a causa di un cancro all’orecchio – che lo porterà ad aprire la sua azienda agli altri membri della famiglia. Il 1994 si illumina con l’incantevole vestito nero Versace di Elizabeth Hurley. Il 1995 è l’anno in cui una delle riviste più affermate al mondo, il Time, lo elegge come uomo del momento. In quegli anni saranno la commistione di stili opposti a dare vigore e forza alla Maison che, nel 1997, a causa dell’assassinio di Gianni, passerà nelle mani dei fratelli.

La femminilità di Gianni Versace fu capace di contrapporsi alla bellezza androgina e manageriale di altri stilisti, portando alla ribalta lo splendore degli Anni ’80, della Milano da bere, di canoni estetici ammalianti ed affascinanti che appartengono ed apparterranno sempre a quel decennio.

Benché il successo sia stato mondiale, la morte di Gianni Versace colpì gli affari della società, portandola in una condizione assai critica. Bisognerà attendere il 2004, anno nel quale Giancarlo Di Risio, amministratore delegato del Gruppo, riorganizza l’azienda, eliminando alcune licenze e tagliando molti costi inutili.

La storia di oggi, guidata da Donatella Versace, rappresenta la prosecuzione, eccellente, di un percorso aperto da uno dei Personaggi più illustri della storia della Moda. Dalla collaborazione con Lady Gaga, fino ad arrivare al Jungle Dress sfoggiato dalla sensuale Jennifer Lopez sul red carpet dei 42° Grammy Awards nel 2000, Donatella è riuscita a tenere fede all’eredità colossale lasciatagli dal fratello.

Il cuore si stringe quando, tra le tante immagini disponibili sul web e nelle riviste storiche, si incontrano gli scatti superbi che avvolgono l’essenza più pura di Gianni Versace, le sue Creazioni. Opere d’arte, forse al pari di un Caravaggio, che si accavallano permeando una cultura, difficilmente sopraffatta da anni e anni di storia contemporanea, che plasmano l’assoluto e il bello.

Chi si innamora della Medusa non ha scampo” affermava Gianni Versace, che utilizzerà l’immagine stilizzata della creatura mitologica, maledetta dagli Dei dell’Olimpo, come simbolo della Sua Maison. E agli spettatori non è concesso altro che rimanere pietrificati, a bocca aperta, innanzi la grandiosità della Maison Gianni Versace.