Nel mondo del lavoro si assiste ormai a qualcosa di più di un ribaltamento dei ruoli tra i due sessi: si parla molto di pari opportunità e parità di retribuzioni, ma la combinazione tra crisi economica e cambiamento culturale ha abbattuto ogni distinzione. Così ormai, oltre alle donne amministratore delegato o presidenti di leghe sportive, dobbiamo registrare il numero crescente di uomini che perseguono percorsi di carriera finora dominati dalle donne.

Non solo uomini badanti, o uomini casalinghi, ma uomini infermieri capo reparto, insegnanti alla materna, igienisti dentali (professione femminile al 90 per cento in quasi tutti i paesi). Ne ha scritto persino il New York Times, perché negli Stati Uniti – pur essendo più liberali del vecchio continente su questo tema – non erano abituati a vedere un così alto livello di promiscuità professionale.

Negli ultimi dieci anni, il 70 per cento del totale del lavoro femminile ha rappresentato un terzo del nuovo lavoro per i maschi, che negli states definiscono pink collars men. A dimostrazione di come il fenomeno non è condizionato soltanto dalla crisi, anche se certamente la scarsità di posti di lavoro ha stimolato questa migrazione in tutte le direzioni. E anche in tutte le classi sociali: come si nota anche in Italia (bisogna leggere con attenzione tutti i dati dell’Istat), le professioni un tempo lasciate agli uomini ma stranieri – casi classici sono l’infermiere indiano o il cameriere filippino – sono ora appannaggio anche dei giovani laureati italiani. Con tutte le conseguenze del caso: sono raddoppiati in pochi anni il numero di uomini che fanno i turni alla cassa, che fanno il part time, che lavorano alle reception. Non ha più importanza che sia da donna o maschio: conta solo la stabilità.

Questo fenomeno è positivo, di per sé. Le donne hanno dovuto faticare molto per seppellire gli stereotipi di genere, quindi ora infermieri e insegnanti d’asilo crescono in un terreno già ampiamente dissodato e fertile. E c’è di più: alcuni sociologi ed economisti pensano (o meglio, sperano) che l’ingresso nelle professioni femminili della categoria meglio pagata e socialmente rispettata, quella degli uomini, generi un aumento del salario base delle donne.

Il nuovo slogan per molti giovani all’ingresso nel mondo del lavoro sarà quello del 21enne intervistato dal quotidiano americano, forse inconsapevole di toccare un pensiero del manifesto femminista:

«Se lo può fare una donna, lo può fare anche un uomo…»

Fonte: New York Times