Valentina Tomirotti è un vulcano, una donna che non si è mai arresa e che ha iniziato ad aprire i cassetti dove custodiva i propri sogni per poterli realizzare. Nasce quindi una linea di Bijoux “Pepitosa” colorata, energica, frizzante, come la sua ideatrice. Valentina è diversamente abile fin dalla nascita, ma questo è solo un dettaglio perché come dice lei: “Se ti accetti e ti vuoi bene si muove la passione ed ecco che le barriere non esistono“.

Chi è Valentina?

Mi piace definirmi: donna a cui la vita ha regalato un abbonamento sulle montagne russe. Torno seria, sono una ragazza (nell’animo) di 31 anni, mantovana disabile da tutta una vita, che la vive mentalmente sempre proiettata al futuro, ma razionalmente con i piedi e le ruote ben salde a terra giorno per giorno. Giornalista di nascita e vocazione, imprenditrice per passione. Sono riuscita ad impostare il mio percorso inseguendo un sogno: la mia Azienda di bijoux è una vera palestra di emozioni. Attraverso la realizzazione dei bijoux faccio conoscere me stessa, il mio mondo ed è come se affrontassi ogni giorno un nuova vetta da scalare, ma la soddisfazione di arrivare in cime non ha paragoni e vale ogni fatica.

Come è nata la tua passione?

Sì confermo che Pepitosa è davvero una passione a metà tra il viscerale e l’ombelicale. E’ un progetto partorito e alimentato nel tempo. Tutto è nato per scherzo e dalla pura passione per la moda come lavoro e non solo come apparenza. E’ iniziato tutto come gioco e passatempo quasi 10 anni fa e, dopo la laurea magistrale in giornalismo e non trovando un lavoro immediato (a quei tempi il lavoro esisteva…), ho deciso di trasformarlo in un vero e proprio lavoro. Pepitosa è ideazione, produzione, commercializzazione tutto inside. Molti mi chiedo come faccio a supportare tutto questo. Credo che l’ingrediente principale sia l’accettazione di se stessi nel bene e nel male e poi se ti fa muovere la passione, le barriere davvero non esistono e non si sentono.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato nel tuo lavoro?

Se ti devo rispondere razionalmente posso dirti che nella vita lavorativa ho sbagliato tutto: ho scelto un percorso di studi e quindi un ipotetico lavoro futuro dove il movimento, la perfetta presenza scenica e la botta di fortuna era tutto. Io non avevo nessuno di questi 3 elementi in mano, quindi ho faticato il quadruplo per affermarmi, ma non devo ringraziare nessuno di estraneo per i miei risultati. Ricordo con amarezza che appena laureata avevo un colloquio come addetto stampa presso una multinazionale petrolifera. Telefonicamente ho chiesto se il luogo del colloquio era di facile accesso per me, non solo non ho avuto risposta, ma non ho avuto nemmeno la possibilità di sostenere quel colloquio. Se fossi stata debole, avrei scelto la clausura a vita, invece è stata la molla per farmi capire che se le cose non puoi ottenerle dagli altri, le devi ottenere con le tue forze. Purtroppo per i lavoratori, loro hanno chiuso. Le difficoltà spesso sono tutte racchiuse in un unico termine: la società, che continuo a reputare sempre meno pronta ad accogliere il diverso se non sotto alcune vesti, come caso pietas, come fenomeno, come bersaglio e sempre meno come persona e risorsa da coltivare. Credo che usare i social networks con cognizione di causa, sia un ottimo strumento per far capire mondi diversi e sconosciuti.

Le più grandi soddisfazioni?

Le soddisfazioni sono continue, non sto dipingendo una vita forzatamente rosa, è che davvero l’equilibrio di una persona gioca il 90% della vita. Essere soddisfatti è una famiglia che ti supporta, un lavoro gratificante, la gente che ti segue e ti prende ad esempio. Soddisfazione è dimostrare che dove manca qualcosa c’è qualcos’altro che funziona meglio che ad altri. Aspetta c’è una vera soddisfazione che mi abbraccia da qualche mese, il mio blog: www.pepitosablog.com , non il solito blog di moda. Hai mai visto una ragazza in carrozzina che parla di outfit, scarpe, Mondiali, fino ad arrivare all’accettazione di se stessi?! Non ho bisogno di crearmi un avatar, io voglio essere me stessa e di certo non ho bisogno di nascondermi per affrontare la società.

Progetti per il futuro?

Far camminare Pepitosa (sia Azienda, sia blog) al mio fianco. Vorrei che Pepitosa fosse uno stile di vita, magari perché no, aprire un’agenzia di comunicazione, cose da dire di certo non mi mancano. E poi è ancora più bello se riuscirò a continuare ad aiutare persone nella mi stessa condizione che hanno perso la voglia di esserci e partecipare al mondo di tutti.