Ceri Rees si presenta per la quarta volta a X-Factor UK e viene derisa. Questo nome non dirà nulla agli italiani, ma dirà qualcosa agli assudui fruitori del talent show nel Regno Unito. Ceri è una persona affetta da lievi disturbi mentali. Attualmente vedova, passa le sue giornate a poltrire o cantare nei karaoke. Il talent show è stato ora messo sotto accusa dai media britannici e non solo.

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Ceri si è ripresentata a fare il provino dopo che l’aveva sostenuto anche nel 2005, nel 2006 e nel 2008, incassando sempre un coro di no. Anche perché è decisamente stonata, nonostante l’impegno che ci metta e l’indubbia simpatia che suscita. Purtroppo, la trasmissione le ha dedicato un quarto del tempo della messa in onda, e molti l’hanno percepito come un invito a ridere di lei.

Certamente, non si può impedire alle persone con disturbi di fare i provini. In generale, a volte malati mentali, pazienti psichiatrici e persone con evidenti problemi hanno anche una spiccata vena artistica, come possono testimoniare i ragazzi che in Italia lavorano nei centri diurni dedicati a queste persone, o sono impegnati nel volontariato con i vari progetti “Made in Psichiatria”. Ma Ceri non solo non ha di queste doti, ma soprattutto non doveva essere derisa in questo modo.

Il direttore della comunicazione alla Rethink Mental Illness Mark Davies ha commentato:

«Pur non potendo noi speculare sulla sanità mentale di Ceri, appare chiaramente vulnerabile ed era chiaro che avrebbe fallito. I produttori hanno la responsabilità di non porre persone vulnerabili sotto i riflettori quando è chiaro che l’intento è di metterli in ridicolo e di ridere di loro. Può essere vista come una forma di bullismo.»

La redazione del programma si è giustificata dicendo che Ceri si è divertita, ma probabilmente non è così, nascondendo con il sorriso l’ennesimo bruciante rifiuto. Quello che viene contestato, anche da VIP famosi come Lily Allen, è soprattutto il fatto di aver messo alla berlina una persona che non andava esibita così, e anche cantando male aveva una sua dignità da difendere, proprio come chiunque altro.

Fonte: Giornalettismo.