Non sono ancora stati rivelati i dettagli sull’autopsia di Yara Gambirasio, ma in Rete iniziano ad apparire le più svariate indiscrezioni. Prima fra tutte, la falsità dell’identikit rilasciato qualche giorno fa. Così come sottolinea Luciano Garofano al Giornale di Bergamo, generale ed ex comandante del RIS di Parma, sarebbe impossibile diramare informazioni sul killer sui pochi dati a disposizione degli inquirenti.

Si era parlato di un uomo, alto circa 1.75 e di circa 75 chili. Ipotesi poi smentita da un’altra descrizione, che vedeva in una donna l’assassino dell’atleta. Tali tesi sarebbero entrambe fallaci e frutto di rumor non confermati.

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“Queste sono fantasie giornalistiche. Sulla base delle ferite non lo si può dire. Solo le tracce biologiche possono fornire indicazioni ulteriori sull’assassino”.

Le prime rilevazioni trapelate al pubblico proprio in merito alle tracce biologiche, però, sono tutt’altro che confortanti. Nessuna impronta, infatti, parrebbe essere presente sulla SIM del cellulare dell’atleta, così come sul suo iPod. L’assassino ha necessariamente maneggiato questi dispositivi, perché parti dello smartphone risultano ancora assenti: segno, questo, di come il killer abbia provveduto allo smontaggio e all’occultamento. Il colpevole, però, sarebbe stato sufficientemente scaltro da evitare impronte digitali, forse aiutandosi con dei guanti.

L’assenza di prove sarebbe confermata anche dai vestiti della giovane, a quanto pare privi di ogni elemento biologico riconducibile all’assassino. L’unica certezza apparirebbe l’assenza di violenza sessuale, unico dato fin ora trapelato con sicurezza dall’autopsia.