10 frasi killer per la carriera

Ecco cosa non dire sul lavoro per non veder bruciate in un attimo le possibilità di guadagnare la fiducia del boss con ripercussioni sulla carriera.

Fra gli ostacoli che impediscono di fare carriera ci sono le parole sbagliate o le frasi che un capo non vorrebbe mai sentire da un dipendente, uomo o donna che sia. Molto spesso, infatti, la differenza tra la parola giusta e quella quasi giusta è minima.

Si tratta di quelle espressioni, insomma, che danno una pessima immagine sul lavoro e che magari indicano che l’approccio verso la propria mansione o verso il compito che il manager ha appena assegnato non è quello giusto. E, alla lunga, questo atteggiamento può danneggiare le possibilità di fare carriera in azienda.

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Oltre a evitare espressioni vaghe tipo “uhm, uh, ecco, insomma” all’inizio del discorso, ci sono 10 frasi che bisognerebbe tenere a mente e non ripetere mai davanti a capi, colleghi o clienti.

La prima è “Ma questo non è il mio lavoro”. Motivo? Dimostra 2 cose: la prima è che non si è flessibili e la seconda è che non si è in grado di lavorare in team coi colleghi. Per ovviare, meglio una frase tipo “Non è esattamente attinente alle mie competenze. Ma vedo di capire chi potrebbe aiutarci meglio”.

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Punto numero 2: evitare di dire “Io penso” o “Ritengo”, perché secondo gli esperti di comunicazione, riducono l’autorità del messaggio e riducono l’autorità di chi lo pronuncia. Anziché dire “Penso che sia la strategia migliore” è meglio usare “È la strategia migliore”.

Errore numero 3: mai dire “Non lo so” perché potrebbe essere indice di pigrizia e di non voler proseguire in un lavoro. Molto meglio dire “Voglio trovare la risposta giusta” oppure “Dove posso trovare aiuto per imparare come si fa?”. Un’altra cosa da non dire mai è “Non posso”, perché indica rigidità e poca propensione a trovare una soluzione a un problema. Molto meglio una frase più articolata tipo “Purtroppo ho un conflitto di competenza con un altro lavoro. C’è però la mia collega Marina che secondo me è tagliata su misura per questo”.

Meglio evitare anche l’avversativo “ma”, che dà l’impressione di voler negare tutto quello che si è appena detto. Quando è possibile, meglio utilizzare la congiunzione “e”. Da evitare anche la frase “non è una buona idea”, soprattutto se si è un capo, perché inibisce i collaboratori a presentare le proprie proposte in futuro. Molto meglio una domanda del tipo “Come funzionerebbe questa cosa?”.

Errore numero 7: paradossalmente anche dire “Proverò” non è l’ideale, perché insinua dei dubbi nella mente del proprio capo, che invece si sentirebbe più sicuro con un “finirò il lavoro e lo metterò sulla sua scrivania per le 9 di domattina”. Peggio ancora è dire “non è colpa mia”: meglio puntare su un più professionale “Devo capire che cosa è andato storto” oppure “Devo capire come fare perché non accada di nuovo”.

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Errore numero 9: “Suppongo che…”. È una espressione che riflette poca fiducia: meglio cancellarla dal vocabolario e, piuttosto, esprimere chiaramente i propri dubbi e le proprie preoccupazioni, spiegando quali siano. E infine, seguendo il precetto del “mai dire mai”, è meglio non esprimersi sul lavoro con la frase “è impossibile” o “non si può fare”: è estremamente negativo e indica che non si vuole nemmeno provare. E la negatività – come l’ottimismo – è contagiosa. Il rimedio? La frase “Vediamo di trovare una soluzione alternativa” mette di buon umore il proprio capo e gli fa capire che si può fidare.