La diseducazione di Cameron Post: recensione, trama, uscita e trailer

Desiree Akhavan dirige una delle pellicole più attese della Festa del Cinema di Roma, tratta dal romanzo omonimo di Emily M. Danforth.

È il primo amore adolescenziale protagonista della terza giornata alla Festa del Cinema di Roma 2018: Chloë Grace Moretz è la giovane interprete de La diseducazione di Cameron Post tratto dal romanzo di Emily M. Danforth e diretto da Desiree Akhavan. La regista americana di origini iraniane, già apprezzata per il suo Appropriate Behavior, del 2014, è arrivata nella Capitale per presentare il film insieme a Cecilia Frugiuele, che ha partecipato alla realizzazione del lungometraggio come produttrice e come sceneggiatrice.

A loro il compito di raccontare le difficoltà di mettere in scena una relazione lesbo tra due minorenni e la strada intrapresa nell’adattare il libro cult della Danforth: “Un libro importante per le giovanissime“, ha detto Cecilia Frugiuele, “perché tra i pochissimi a raccontare l’amore lesbico e a porre l’attenzione sui campi di conversione“.

La diseducazione di Cameron Post ha il merito, infatti, di far conoscere quelle terapie riparative a cui si affida il compito di riconvertire gli omosessuali ancora adolescenti, ma è anche la storia intima e accorata della ricerca della propria identità.

Da figlia di immigrati, bisessuale, sono da sempre alla ricerca della mia identità, per questo mi interessava seguire il percorso di Cameron. Mi interessava raccontare la sua storia con autenticità, come è d’obbligo fare quando si parla di persone emarginate. Volevo, inoltre, approcciarmi ai giovani attori con un senso morale preciso, perché non volevo essere tossica come gli adulti sono spesso con i più giovani“, ha spiegato la Akhavan.
Sono stata una sostenitrice della comunità Lgbtq sin da bambina, quando i miei fratelli hanno fatto coming out. Il film non mi ha solo colpito emotivamente, per me racconta in modo veritiero le prime relazioni dei giovani gay“, aveva dichiarato a Newsweek Chloë Grace Moretz (tra i suoi ultimi film, Suspiria di Luca Guadagnino e Greta di Neil Jordan, al fianco di Isabelle Huppert).

Un’opera intensa, capace di toccare con delicatezza un tema scottante come l’omosessualità femminile e l’omosessualità tout court trattata come malattia da cui poter guarire odiando se stessi. Da non perdere.

Sul red carpet de La diseducazione di Cameron Post ci sono state anche Women in Film, Dissenso Comune e le Firmatarie Carta per la parità e l’inclusione.

Desiree Akhavan e Cecilia Frugiuele in conferenza stampa alla Festa del Cinema di Roma (Courtesy Press Office)

La trama de La diseducazione di Cameron Post

In una cittadina del Montana, nel 1993, Cameron Post viene sorpresa a baciarsi con la ragazza di cui è innamorata durante il ballo della scuola; scoperta, viene spedita nel centro di conversione God’s Promise dove “guarire” dalla sua omosessualità. Insofferente alla disciplina e ai dubbi metodi del centro, Cameron stringe amicizia con altri ragazzi, finendo per creare una piccola e variopinta comunità capace di riaffermare con orgoglio la propria identità.

La diseducazione di Cameron Post (Courtesy Press Office)

Terapie riparative: che cosa sono

Illegali in molti stati americani (tra cui la California, l’Illinois, l’Oregon e il New Jersey), le terapie riparative di cui parla il film La diseducazione di Cameron Post sono state teorizzate negli anni ’80 dallo psicologo statunitense Joseph Nicolosi. Dette anche terapie di conversione, queste presunte cure vogliono trasformare l’orientamento sessuale.

Sia l’American Psychoanalytic Association che l’American Academy of Psychoanalysis hanno più volte ribadito che questi metodi e le organizzazioni che le promuovono “non aderiscono alla nostra politica contro la discriminazione e le loro attività sviliscono i nostri membri omosessuali” (vale la pena ricordare che il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della sanità ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola “una variante naturale del comportamento umano”).

I metodi usati vanno dall’elettroshock alla la suggestione ipnotica fino all’iniezione di farmaci inducenti nausea o vomito in associazione a stimoli omo-erotici. Al filone riparativo si ascrivono la psicoterapia, la preghiera collettiva e il counseling pastorale. Le diverse tecniche trovano la loro applicazione più cruenta nei cosiddetti campi di rieducazione per adolescenti. Si tratta di strutture in cui i ragazzi e le ragazze che hanno dichiarato la propria omosessualità vengono rinchiusi con il consenso dei genitori e sottoposti a durissimi regimi terapeutici che non di rado hanno condotto al suicidio di chi vi si sottoponeva, quando non alla morte durante il trattamento. L’effetto delle cure è quello di aumentare il senso di inadeguatezza, di colpa e di inferiorità nelle persone omosessuali e le discriminazioni e i pregiudizi in chi le circonda. Le conseguenze sono spesso tragiche, come testimoniano diversi casi di cronaca.

La diseducazione di Cameron Post (Courtesy Press Office)

Uscita e trailer

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, dove ha vinto il Gran Premio della Giuria, La diseducazione di Cameron Post arriva in sala nei cinema in Italia il 25 ottobre con Teodora Film, dopo essere stato nella sezione Tutti ne parlano della 13esima edizione della Festa del Cinema di Roma.
Visualizza questo contenuto su

Credits foto:

  • La diseducazione di Cameron Post | Ufficio Stamoa