Gli scienziati non hanno mai amato i cartoni animati, diciamola tutta. Ora però si sono inventati un’immagine che dovrebbe convincere anche i genitori più affezionati al metodo “ce lo metto davanti che così si calma”: guardare i cartoni è come pagare una sovratassa.

Proprio così, come il bollo dell’auto o un contributo di solidarietà, la visione di troppi cartoni animati impegna il cervello del bambino in modo tale che quando dovrà risolvere problemi o sfruttare le potenzialità della sua mente, sarà indebitato per la tassa pagata a SpongeBob (famoso cartone anglosassone, preso come esempio dai ricercatori locali).

Che questa simpatica spugnetta gialla o qualunque altro personaggio della fantasia per i più piccoli fosse equiparabile a un esattore non l’avremmo mai immaginato, tuttavia secondo molti psicologi le occhiate veloci ai cartoni animati, continuamente diversi, sempre più caotici, danneggiano la concentrazione dei {#bambini}: la capacità di risolvere puzzle basati sulla logica e la loro memoria a breve termine ne vengono devastate.

E non finisce qui. Negli Stati Uniti si stanno pubblicando studi, come quello di Angeline Lillard, anche sugli effetti a lungo termine di alcuni programmi pensati proprio per l’infanzia, e non sono rosei.

Il problema, a quanto sembra, è il continuo cambio di impostazione (movimenti, colori, suoni) dei cartoni dell’ultima generazione, colpevoli di far pagare una sovratassa energetica ai nostri pargoli. L’esperimento condotto su decine di bambini di quattro anni, visionando Dr. SpongeBob, ha misurato un intervallo medio di 11 secondi tra ogni cambio di scena. Separati in tre gruppi, tra chi ha visto questo cartone, chi ne ha visto uno con cambi ogni 34 secondi e chi ha potuto godere solo di fogli e pastelli colorati.

Il primo gruppo ha avuto performance disastrose sui tre test somministrati: sia nel’impilare dischi di diversa grandezza, sia nella capacità di connettere il verbale con il movimento fisico, sia nella ricostruzione all’indietro di una piccola sequenza di numeri, sono andati peggio del gruppo di mezzo e molto peggio rispetto al gruppo di chi ha fatto a meno della televisione.

E così, siamo punto e a capo: comunque la si giri, gli esperti finiscono sempre per raccomandare ai bimbi in età prescolare di limitare a 90 minuti l’esposizione alla televisione.

Fonte: USA Today