Oggi si tende ad avere figli in età più avanzata rispetto a un tempo, e spesso le gravidanze si programmano in maniera ravvicinata. Ma quali sono i rischi? Se tra una gestazione è l’altra trascorre meno di un anno, il secondogenito sembra avere una maggiore possibilità di essere affetto da autismo, triplicandone la probabilità.

Infatti, dati alla mano, la percentuale di rischio è pari a 3,4 per i fratelli nati a distanza di 12 mesi, 1,9 per differenze comprese tra 12 e 23 mesi, e 1,2 per divari superiori ai due-tre anni. La coordinatrice di uno studio della Columbia University, Janie Shelton, ha dichiarato che quanto dimostrato mette in discussione una teoria corrente in epidemiologia dell’autismo, che identifica l’età del padre come principale fattore di rischio.

Ma quali sono le cause? Una delle ragioni potrebbe essere il degradamento della qualità degli ovuli femminili che avviene con il passare degli anni, provocando anche un elevato rischio di anomalie alla nascita. Altri motivi riguardano le gravidanze ravvicinate di per sé, che indeboliscono e sconvolgono il corpo della donna a livello ormonale e fisico, e ci vuole tempo affinché tutto rientri nella normalità; pertanto tale spossatezza generale influenzerebbe lo stato di salute del nascituro, che potrebbe non disporre del necessario apporto di sostanze nutrienti, tra le quali acido folico e ferro.

Un altro fattore rilevante è l’aspetto psichico. Le notti in bianco, l’allattamento, lo svezzamento, l’eruzione dei dentini, il rientro al lavoro sono tutti aspetti che segnano pesantemente la mamma nei primi 12 mesi in termini di stress, e sono campanelli d’allarme che ci suggeriscono di non appesantire maggiormente la nostra quotidianità.

Altre complicazioni più comuni che si verificano nel caso di una seconda gravidanza molto vicina alla prima sono: il basso peso alla nascita, il parto pre-termine, una forte anemia da parte della mamma e di conseguenza la possibilità di andare incontro a una depressione post-partum. Quindi un consiglio da non sottovalutare è quello di seguire le raccomandazioni degli specialisti, che ammoniscono di aspettare almeno due anni prima di un nuovo {#concepimento} per un completo recupero psico-fisico del corpo.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda di attendere venti mesi se la donna ha dovuto effettuare un parto cesareo, per permettere la cicatrizzazione completa dell’utero e il recupero muscolare. Se il bimbo è nato invece con parto naturale, l’OMS raccomanda almeno un intervallo di tempo di dieci o dodici mesi. A maggior ragione è il caso di aspettare la programmazione di una nuova gravidanza se si allatta al seno ancora.

Fonte: GuidaGenitori