{#L’Amore Dura Tre Anni} è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo autobiografico scritto da Frédéric Beigbeder, impegnato nel ruolo di regista e sceneggiatore, insieme a Christophe Turpin e Gilles Verdiani, della commedia che analizza in maniera cinica e sarcastica gli aspetti peggiori dell’amore. Il film segna anche il debutto dello scrittore francese dietro alla macchina da presa, arrivato dopo molte pubblicazioni, tre delle quali giunte anche in in Italia, e una breve apparizione nel ruolo di conduttore sul piccolo schermo.

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Protagonista assoluto de L’Amore Dura Tre Anni è Gaspard Proust, attore svizzero-sloveno chiamato a vestire i panni del disincantato Marc Marronnier, costantemente pronto a lanciare frecciatine al curaro contro la precarietà dell’amore; al suo fianco ci sono gli amici di sempre, interpretati dal rapper Joey Starr e dal comico Jonathan Lambert, due volti particolarmente noti in patria. All’italofrancese Elisa Sednaoui e Louise Bourgoin, già vista nel ruolo principale in Adèle e l’enigma del faraone, tocca invece l’interpretazione di ex moglie e nuova musa di Marc.

Critico letterario di giorno e cronista mondano di notte, il cinico Marc Marronnier (Proust) viene lasciato dopo tre anni di matrimonio dalla moglie Anne (Sednaoui); per cercare di risalire la china amorosa e riprendere per i capelli la sua vita prima che vada a rotoli, Marc decide di trasferire su carta tutte le sue riflessioni sul sentimento più antico del mondo nel libro L’Amore Dura Tre Anni. Sarà l’incontro con Alice (Bourgoin), moglie di suo cugino, durante il funerale della nonna a costringerlo a rivedere le sue convinzioni, anche se il successo inatteso del suo manoscritto è in agguato e pronto a minare il futuro del suo nuovo flirt.

Il precariato, di questi tempi, non è solo lavorativo ma anche sentimentale; se qualcuno si fosse illuso, immaginando storie d’amore forti come l’acciaio e lunghi, così lunghi da battere anche i rotoli asciugatutto di una nota pubblicità, è in arrivo una brutta notizia: tutto è destinato a finire, figuriamoci l’amore. Nel suo L’Amore Dura Tre Anni, Frédéric Beigbeder non usa mezze misure: se il primo anno è tutto rose e fiori, già dal secondo iniziano a cedere le prime colonne portanti prima di far crollare l’instabile castello di carte in un baratro di recriminazioni all’ultima ripicca.

Marc è completamente disilluso dai legami affettivi: chiunque attorno a lui gli ricorda costantemente quanto sia difficile portare avanti nel tempo una qualsiasi relazione; genitori separati con tanto di padre accompagnato da una giovanissima compagna, amici che navigano alla deriva nel mare dei sentimenti fino a toccare terra in maniera completamente differente: niente di più lontano dai canoni tradizionali dell’amore. Anche quando tutto sembra girare per il meglio, un perfido e dispettoso diavoletto è pronto a mettere i bastoni tra le ruote; non c’è cinismo che tenga: nonostante le teorie e le riflessioni più o meno ironiche sul caso, se qualcosa può andar male, probabilmente è già pronta a farlo e attende solo il momento migliore per entrare in scena.

C’è però uno spiraglio di luce in fondo a tanto sfacelo: come Marc si ritrova a cambiare radicalmente idea sull’innamoramento e tutti i sentimenti che l’assalgono in una morsa da cui è impossibile fuggire, così Beigbeder lascia spazio a una riflessione in positivo su uno dei temi più scottanti e ancora non del tutto esplorati dell’amore, croce e delizia dell’esistenza umana. Nonostante non riesca a mettere completamente da parte un approccio piuttosto retorico all’argomento, la pellicola del regista francese lascia spazio a un pizzico di speranza: il sentimento può svanire lasciando nella disperazione totale ma è così bello viverlo che, forse, vale la pena di provarci almeno una volta.