La storia dell’omicidio di Sarah Scazzi sembra non avere una conclusione certa. Dopo l’ennesimo sopralluogo dei Ris di Roma, pare che nel garage degli orrori non sia stata trovata nessuna traccia biologica della vittima. Questo farebbe presupporre che, forse, Sarah non è stata uccisa nel garage di casa Misseri.

A mettere ancora in dubbio le dichiarazioni della cugina Sabrina Misseri, che si dichiara ancora innocente, ci sarebbe un buco di 40 minuti, come riscontrato dai tabulati telefonici.

Le indagini sono state fatte in seguito alla richiesta del ricorso degli avvocatidi Sabrina che, martedì prossimo, si giocherà in tribunale la sua ultima possibilità di ritornare libera.

Per fare chiarezza sul giallo, ieri a Mariangela Spagnoletti, l’amica di Sabrina e testimone chiave della vicenda, è stato chiesto di ripercorrere con l’auto dei carabinieri il tragitto fatto da lei e Sabrina quel 26 agosto.

Confrontando il percorso con i tabulati telefonici, gli inquirenti hanno riscontrato delle anomalie:

Un buco di una quarantina di minuti. Durante le ricerche di Sarah in città, infatti, a un certo punto Mariangela lasciò la sua auto. Montò in quella di Carlo Alessio Pisello, l’amico che si era subito accodato alle ricerche. Sabrina, invece, si unì alla madre. Ma è da questo momento che si confondono le acque. E parte quel buco di circa quarantacinque minuti che si cerca di illuminare una volta per tutte. In quel momento, infatti, è in azione anche Michele Misseri che porta in contrada Mosca il cadavere per nasconderlo nella cisterna in cui è stato ritrovato.

In definitiva l’esito negativo dei rilievi fatti nel garage e il buco temporale aprono nuovi interrogativi sia sul luogo dove si è consumato il delitto sia sulla possibilità di ulteriori complici nell’omicidio di Avetrana.